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Siria, dove la diplomazia è il proseguimento della guerra

Se è vera la celebre citazione di Von Klausevitz “la guerra è la prosecuzione della politica con altri mezzi”, tratta dal “Della Guerra”, facendo una forzatura potremo capovolgerne il significato sostenendo il contrario: “la diplomazia, quindi la politica estera, è la prosecuzione della guerra con altri mezzi”.
Questa nostra provocazione si sposa perfettamente con ciò che è successo negli ultimi giorni in medio oriente dove da un lato abbiamo visto un netto rinforzo della presenza russa in Siria, Mosca in nome della “lotta al terrorismo” ha inviato soldati armamenti e mezzi pesanti, quindi dall’altro un riconoscimento importantissimo con la benedizione datagli da Netanyahu, cui è stato assicurato che mai le armi moscovite andranno nelle mani dei libanesi e degli iraniani.

putin-netanyahu-israele russia siria Con l’assenso di Israele Putin si è accreditato come unico attore, esclusa Teheran, nello scacchiere damasceno tagliando fuori gli europei e soprattutto gli Stati Uniti. Qualunque sia la risposta di Washington sarà comunque estemporanea. Questo non deve però far pensare ad un avvicinamento tra lo stato ebraico e Mosca, perché i rapporti diplomatici tra i due paesi sono sempre stati ottimi e non meno speciali delle relazioni coltivate dal paese mediterraneo con gli statunitensi.
Giusto qualche anno fa Zvi Magen, ambasciatore a Mosca negli anni ’90 e con un passato da agente segreto israeliano, preconizzava:

La Russia ha una politica ambivalente. E’ amica di Israele, ma è amica anche dei suoi nemici, Siria e Iran. Mosca vuole un ruolo in medio oriente, vuole avere voce nella sistemazione della regione, per questo ha bisogno di una partnership con Israele. E’ senz’altro una politica interessante, loro la chiamano multivettorialità: parlare con tutti, proporsi come mediatore nei conflitti.” (Per approfondire)

Una previsione che oggi, filtrate le scontatezze del caso, sembra si sia avverata in tutto e per tutto con delle conseguenze importanti: il Cremlino manterrà l’influenza nella regione pagando un prezzo molto più morbido, non dovendo ingaggiare nessun conflitto a viso aperto. Diventerà poi, grazie alla totale inerzia della comunità internazionale e dell’Europa, il protagonista di tutta l’area con una sfera d’influenza che toccherà Iran, Israele e Siria.

Un colpo da maestro che se da un lato, speriamo, fermi la mattanza in atto a Damasco – stessa mattanza armata dal beneplacito di molte cancellerie occidentali – condizionerà tutta la nostra politica estera per i prossimi anni. Con la salvezza di Assad, che noi speriamo con tutto il cuore visto l’abominio che si aprirebbe in caso contrario, non bisognerà solo ricostruire un paese stremato da anni di guerra civile, o meglio per procura, ma tutta la politica estera di un’Europa e di un’Italia inesistenti sotto il punto di vista internazionale.

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