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Rino Gaetano

Il nonsense come rivolta, un artista popolar-elitario 

Rino

Rino Gaetano ha sempre cavalcato uno stile antitetico e popolare, ed il suo genio fu quello di nascondere messaggi pungenti e profondi in canzoni che, a primo impatto, si presentavano come semplici stornelli da cabaret: si può notare come nelle sue apparizioni televisive i vari presentatori, es. Corrado o Boncompagni, al suo ingresso si atteggiavano come se avessero il compito di tenere a bada un ragazzetto sregolato che non sapeva quello che diceva, frenandolo ogni qual volta che in diretta tentava di esprimersi su argomenti scomodi. Questo suo venir preso poco sul serio, però, gli permise di infilarsi sornionamente sia al Festival di Sanremo (che in quegli anni era un gran riferimento per la musica italiana) che in sempre più show televisivi, dove poteva sfogarsi con i suoi sketch provocatori: celebre è la sua esibizione di Spendi Spandi Effendi con in mano una pompa di benzina, o la più famosa esibizione di Nun te reggae più ed i cartelli con le facce dei vari esponenti politici. Scrivere “canzoni d’amore sulla società italiana” era la sua filosofia, ed essendo a conoscenza che chi sentiva i suoi ritornelli voleva estraniarsi dal problema e non immedesimarsici (lui stesso affermò che nei suoi anni era scomparsa la comicità e la spensieratezza nell’arte), puntò ad infilare problemi scottanti prendendoli apparentemente poco sul serio.

La vera popolarità di Rino scoppiò, come lui stesso sosteneva (“C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio! Io non li temo! Non ci riusciranno! Sento che, in futuro, le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni! Che, grazie alla comunicazione di massa, capiranno cosa voglio dire questa sera! Capiranno e apriranno gli occhi, anziché averli pieni di sale! E si chiederanno cosa succedeva sulla spiaggia di Capocotta), solo negli ultimi dieci anni: chi è che attualmente non conosce le varie “Ma il cielo è sempre più blu“, “Gianna“, “Berta Filava“? Pochi però si soffermano sul messaggio in bottiglia nonostante le cantino a squarciagola nelle più svariate serate revival: Gianna è lo spaccato di una donna che deve scegliere se politicizzarsi subito o aspettare di diventare una primadonna, chiaro affresco dei vari politicanti e di una concenzione di vita poco coerente, mentre Berta Filava non è un elogio al sesso-libero di una ragazza, ma piuttosto una traduzione in canzone dell’operato di Aldo Moro che, paragonato alla Berta della leggenda con Nerone, filava l’amianto per “san Berlinguer” e raccoglieva le varie correnti partitiche per farne un figlio (compromesso storico), facendo così, come afferma lo stesso Rino, le scarpe a tutta Italia.
Senza dubbio la canzone che ha fatto più notizia è stata Nun te reggae più, in cui Rino furbamente senza attaccare direttamente nessuno lanciava il suo messaggio: e pensare che dopo più di trent’anni alcuni dei personaggi citati ancora ce li ritroviamo…

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In ogni caso, tralasciando le hit più famose, la discografia abbraccia svariati temi e nonostante il suo timbro vocale rauco e sguaiato le sue canzoni escono fuori sempre divertenti e innovative: la ripercorsa della storia d’Italia priva da pregiudizi con Aida, la stupenda fotografia musicale anti-bigottista dell’atto della masturbazione femminile con Sei Ottavi, l’ironica e pungente La Zappa il Tridente il Rastrello la Forca l’Aratro il Falcetto il Crivello la Vanga che contrappone il salotto borghese intellettuale alla manovalanza contadina ed operaia, oppure Agapito Malteni il Ferroviere che attraverso un racconto esprime come spesso chi combatte il sistema viene fermato non dai poteri alti ma da chi non vuole, per giovamento personale, ribellarsi. Forte influenza sulle sue canzoni hanno avuto le sue origini calabresi, specificatamente Crotone, dove ha passato l’infanzia prima di trasferirsi a Roma; ciò lo portò a cantare nostalgicamente spesso, sempre su chiave ironica od ambigua, del vecchio sud, forse meno corrotto e più naturale ma comunque lasciato a se stesso, da dove partono gli emigranti diretti verso le grandi metropoli (E cantava le canzoni); spesso anche con argomenti da prendere con le pinze (Michele ‘o pazzo è pazzo davvero).
Le canzoni avanguardiste di Rino sono oggi attuali come non mai e si potrebbe realizzare uno spaccato dell’Italia del 2013 con i suoi testi, nonostante siano state scritte più di 30 anni fa.
A togliergli la vita fu un incidente in Via Nomentana il 2 Giugno 1981 all’età di 30 anni, e sulle cause di esso ci si potrebbe dilungare molto specialmente se si vanno ad analizzare i significati e gli aspetti ancora più nascosti delle sue canzoni (ndr. ma non è lo scopo di questo articolo). Grande coincidenza è data ad esempio dalla canzone inedita dal titolo “La Ballata di Renzo“, scritta circa dieci anni prima, che sembra descrivere esattamente le dinamiche della sua morte. Senza bisogno di andare oltre, sicuramente Rino era un personaggio fastidioso a causa del suo genio scomodo e indomabile.

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