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Rifiuto l’offerta e vado avanti

Il parlamento cipriota ha bocciato il ricatto della Troika (Bce, Ue e Fmi), non permettendo il prelievo forzoso dai depositi dei cittadini in cambio degli aiuti finalizzati a risolvere la crisi del comparto bancario. Ovviamente il voto ha un doppio significato: la volontà della classe politica di difendere i propri cittadini ma anche la necessità di confermare l’Isola come roccaforte fiscale tranquilla per tutti i capitali esteri alla ricerca di tassazioni più basse. L’ennesima dimostrazione che questa Europa non appartiene ai popoli, ma è strutturata sulle banche e rappresenta quindi solo il disperato tentativo di salvare quest’ultime dal disastro provocato moneta unica, a scapito dell’economica reale (clicca qui per un nostro precedente approfondimento).

Affarituoi

Il sistema bancario cipriota ha una dimensione sette volte più grande del PIL (che è una grandezza reale, al contrario della prima che invece è solo virtuale) di cui quasi la metà dei depositi (grandezza stimata) appartiene a società e capitali riconducibili alla Russia; questo è il vero motivo per cui Mosca sta trattando con il ministro delle finanze Sarris un prestito che sostituisca un’alternativa a quella imposto dall’austerità tedesca.

In caso si raggiungesse un accordo, i soldi dei cittadini non verrebbero toccati, ma Nicosia finirebbe per dipendere direttamente dal Cremlino: sfatare il mito che la Russia sia la salvatrice dei popoli europei è fondamentale per comprendere le dinamiche continentali e le soluzioni per uscire dal tunnel. Certamente svolge un importante ruolo nella lotta all’euro-burocrazia, ma non avrebbe il minimo interesse a trattarci come loro pari (Europa, quale padrone tra USA e Russia? Clicca qui per la nostra analisi).

L’espansione senza limiti del “nulla” (perché il denaro bancario materialmente non esiste) e la conseguente crisi di liquidità (con successiva chiusura degli sportelli bancari ai cittadini) sono i sintomi che l’espansione bancaria senza limiti né regole che è stata imposta da un modello unico di sviluppo non funziona: il fondamento della crisi che stiamo attraversando è proprio credere al dogma della necessità di crescere sempre di più senza che a questo processo corrisponda un qualcosa di materiale e di tangibile. In sintesi, la soluzione è porre un freno all’economia finanziaria (e di conseguenza limitare lo strapotere bancario) per rilanciare l’economia reale e permettere all’Europa di non esplodere.

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