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Quelle comiche libiche

Insomma mentre truppe speciali francesi, e probabilmente anche americane ed inglesi, scorrazzano per il paese nel tentativo di puntellare il fragile ed inesistente governo di Al Sarraj, l’Italia tace in un imbarazzante silenzio.

In primis va detto che questa forzatura da parte delle nazioni unite di cooptare così un esecutivo, infischiandosene di tutte le parti in campo e velocizzando dal nulla il tutto, è una riprova di quello che abbiamo sempre detto: la Libia verrà spartita in tre zone di influenza, corrispondenti grosso modo al Fezzan la Tripolitania e la Cirenaica, dove gli imperialisti potranno fare i loro porci comodi. E questo col plauso di chi dice di bombardare i terroristi dello Stato Islamico coi libri e la cultura.

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Fayez Al Sarraj, il primo ministro libico scelto dall’occidente.

Manca la strategia e soprattutto il coraggio. Il coraggio di ribadire in tutte le sedi opportune, dal palazzo di vetro alle grigie aule della tecnocrazia europea, che la soluzione libica non è questa e soprattutto – come abbiamo ribadito più volte- non può essere affidata ai fantocci di chi come americani inglesi e francesi hanno colpevolmente destabilizzato un’intera area geografica fino ad allora tranquilla.

Ora che l’Italia si prepara, malamente, ad un esodo di massa dal nord africa al vicino oriente, con l’Europa latitante come solito, bisognerebbe sbattere i pugni sul tavolo e dire <<basta>>. Anche in previsione di quel famoso intervento militare richiesto dai nostri “padroni” che stampa e televisione stanno colpevolmente nascondendo alla vigilia delle elezioni amministrative.

La guerra, che non piace mai a nessuno, non si fa né a parole né per procura. Bisogna levarsi questa maschera di ipocrisia e dire veramente di che morte vogliono far morire Tripoli e poi riconoscere che, del resto, Al Serraj altro non è se non un moderno “évolué”.

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