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Perchè no, tutte le bugie del referendum.

“Perché no” è un libro del 2016 scritto da Silvia Truzzi e Marco Travaglio, il quale nell’opera ovviamente ripropone e rimaneggia anche alcuni spezzoni tratti dall’omonimo spettacolo teatrale con cui sta facendo il giro della penisola.

L’argomento è, inutile dirlo, il referendum costituzionale che si terrà il prossimo 4 dicembre. I due giornalisti infatti, con mirabile coerenza interna e grande forza argomentativa, prima ripercorrono brevemente il clima culturale e il periodo storico nel quale prese vita la nostra carta costituzionale; poi danno corso ad un impietoso paragone fra padri costituenti e “padri ricostituenti”, illustrando i principali aspetti della riforma costituzionale Renzi- Boschi- Verdini. Infine entrano nel vivo della questione illustrando tanto “le bugie del sì” quanto “le ragioni del no”. Come appendice conclusiva si propone un confronto tra la Costituzione vigente e quella immaginata dal premier, che potrebbe diventare realtà qualora vincesse il sì: questa parte finale ci è apparsa molto utile perché chiarisce la riforma più di quanto possano fare molti discorsi e giri di parole.

Le ragioni per cui abbiamo deciso di recensire quest’opera- pur scritta da autori tendenzialmente distanti dai nostri orizzonti politici e culturali- sono la semplicità è la limpidezza con le quali smonta, un mattone alla volta, tutto l’impianto propagandistico creato dal Governo il favore del “sì” al referendum. Il libro però non si limita a questo, ma dimostra come esistano altri modi ed altre vie per migliorare il Paese ed anche eventualmente cambiare la Carta costituzionale (ad esempio nel capitolo “Le alternative c’erano”). Travaglio sostiene infatti -e noi con lui- che il voto del 4 dicembre non dovrà essere un voto contro ad ogni tipo di cambiamento: la Costituzione si può e si deve cambiare perché alcuni suoi aspetti indubbiamente non sono più al passo coi tempi. Fermo restando ciò, l’intento del governo risulta ad un occhio più attento quello di mascherare dietro parole d’ordine apparentemente apprezzabili quali semplificazione, modernità ed efficienza una riforma che non solo non fa quello che promette (l’opera chiarisce come i tagli siano minimi, i processi di approvazione della Legge che riguardano il nuovo Senato confusionari etc.) ma soprattutto, specie grazie alla nuova Legge elettorale, rafforza i poteri dell’esecutivo trasformando l’Italia da Repubblica parlamentare in una Repubblica surrettiziamente presidenziale dove il partito di governo è pronto a recepire e rendere operative le direttive che riceve dall’alto… Ovvero dall’Europa.

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