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Crepe al Lucrezio

 

Il liceo Lucrezio Caro, in altri tempi sinonimo di efficienza, integrità, organizzazione e massima qualità di insegnamento, era lì, in quel del Villaggio Olimpico, maestoso e saldo, troppo alto perché edificio circostante potesse guardarlo dall’alto verso il basso. Ancora è lì, eppure sensibilmente più stanco, logoro e invecchiato, come se fosse sull’orlo di un crollo volontario, a giudicare dalle Crepe. lucrezio caro roma istituto classico villaggio olimpico

 

Per capire cosa sia veramente successo occorre ripercorrere, scandendo per “ere”, le ultime 3 reggenze susseguitesi negli ultimi anni. Non si può non notare come nelle ultime due, l’avanzamento di strambi progetti e sconclusionate proposte volte all’internazionalizzazione del Liceo da parte di presidi e collaboratori abbia sostituito la voglia di primeggiare da un punto di vista storico/qualitativo: ecco la prima Crepa. La mancanza di efficienza e organizzazione è forse non interamente imputabile alle due ultime reggenze ma direttamente al Sig. MIUR: professori che vanno e vengono e conseguente mancanza di punti di riferimento per gli allievi; assenza di dialogo tra autorità e studenti; pregiudizi di ogni tipo, stracciata la meritocrazia. Ecco seconda e terza Crepa.

 

Argomento scomodo è quello dell’integrità, può piacere o meno il fatto che la scuola sia il massimo divulgatore dei dettami della Democrazia e della Costituzione, ma tant’è: la conoscenza, il rispetto delle regole e il non violarle, sono considerate, a ragione, massime priorità. Ma se a violarle, per prime, fossero proprio le autorità scolastiche? Se queste non conoscono (o fingono di non conoscere) la banale norma sul silenzio elettorale durante la campagna di propaganda e, una volta resosi conto dell’irregolarità avvenuta, anziché porvi rimedio invitano a violarla una seconda volta in base al principio tutto italiano di compensazione, vedi competenza e imparzialità? Quale delle due che sia, l’edificio continua a straziarsene: la quarta Crepa.

 

E se un vecchio studente ripercorresse, casualmente, quella via così fredda ma familiare, soave quanto angosciante, che porta dai tavolini del bar di piazza Grecia sino ai banchi di scuola, non potrebbe fare a meno di notare una differenza sostanziale tra un’“era” e l’altra, pressappoco la stessa che trovarono i leoni tra il regno di Mufasa e quello di Scar nel celebre cartone animato Disney.

 

 

 

2 comments

  1. maurizio trotta

    come architetto: se è possibile dargli un’occhiata professionale insieme, fatelo sapere !
    Così poi lo commentiamo sul sito a benificio di tutti gl’interessati.
    Saluti Romani

    1. AreAzione

      Caro Maurizio, ti ringraziamo per la disponibilita’ ma il pezzo riguardava più la male gestione amministrativa che la situazione strutturale vera e propria.
      Grazie comunque, Guglielmo.

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