Non chiamateli kamikaze

Chi erano i kamikaze? Perché i cosiddetti martiri dell’Isis non possono e non devono essere accomunati ai combattenti giapponesi? Queste le due domande che si pone Daniele dell’Orco nel suo ultimo saggio “Non chiamateli kamikaze, Dai Cavalieri del Vento Divino ai tagliagole dell’Isis”, 2017, edito da Giubilei Regnani, nel quale, oltre a mettere a confronto l’etica del Bushido con quella dei tagliagole del vicino Oriente, mette sotto accusa l’uomo occidentale, vittima degli eventi da lui stesso scatenati dopo aver perso gran parte delle virtù del passato. 9788898620425_0_0_0_75

Uno dei passi più riflessivi del libro sicuramente è la parte in cui viene trattata l’etica del kamikaze, vicina all’antico pensiero classico occidentale ma discostatosi nel tempo a causa dell’etica cristiana, secondo la quale l’uomo non è nella disponibilità di “gettar via” la vita, in quanto dono di Dio. Dell’Orco analizza quindi il sacrificio dei martiri giapponesi, spiegando al lettore cosa sia realmente il Bushido e come si sia giunti durante la seconda guerra mondiale ad un “Bushido di Stato”, approfittando anche per dargli una infarinatura sulla storia del Giappone.

L’uomo bomba dell’Isis da par suo non conosce fini spirituali quando uccide, gli attacchi sono visti utilitaristicamente come un mezzo per sbarazzarsi di un numero elevato di occidentali e per alzare clamore mediatico, di fatto egli dà poco valore alla sua vita, a differenza dei nipponici i quali, al contrario, compivano il sacrificio sprezzanti della morte. Un esempio calzante di lealtà incondizionata al proprio paese e alle proprie tradizioni l’inventore dei corpi d’assalto speciali, l’ammiraglio Onishi, il quale poco prima di espiare con il seppuku il suo fallimento disse: “Desidero esprimere la mia più profonda stima per le anime degli eroici piloti da attacco speciale. Essi hanno combattuto e sono morti da bravi, fiduciosi nella nostra vittoria finale. Desidero espiare con la morte quanto io abbia avuto colpa nell’incapacità di ottenerla e porgo le mie scuse alle anime dei piloti che sono morti e alle famiglie che sono rimaste orbate di essi. Vorrei che i giovani del Giappone trovassero una morale nella mia morte”.

Il saggio si fonda quindi sul parallelismo etico ed estetico tra kamikaze e uomini bomba, cercando, con successo, di evidenziare le differenze anche minimali tra i due concetti, nel far questo l’autore auspica che non venga più svilito il termine kamikaze, troppo spesso speso per etichettare i tagliagole dell’Isis, banalizzandone la figura. Una lezione efficace e valida per chi legge ma soprattutto per chi è chiamato a scrivere.

1° Maggio? No, grazie.

A dispetto delle statistiche ottimistiche pubblicate negli ultimi tempi la situazione del lavoro in Italia è tutt’altro che risolta, specie per quanto riguarda l’occupazione non regolamentata, “in nero”.

IMG_20180501_144906

Secondo recenti dati ISTAT, infatti, il 13,5% dei lavoratori non è ancora regolarizzato, statistiche che crescono in maniera preoccupante se si focalizza l’attenzione sul Meridione dove circa 1,3 milioni di occupati (circa il 20%) è in nero, specie nel campo dell’edilizia e della ristorazione. Situazione disastrosa riguarda anche la disoccupazione giovanile: se a livello nazionale gli under 24 alla ricerca di un lavoro sono il 35%, al Sud si supera il 50%.

Tali dati, se pur in miglioramento rispetto a quelli addirittura più tragici del 2014 e degli anni a seguire, ci regalano lo specchio di una situazione molto complessa. Un Paese che non investe sul Lavoro, specie quello giovanile, non investe sul proprio futuro: gli aspiranti politicanti che da qualche tempo affollano le tribune elettorali, più dilettanti allo sbaraglio che promettenti statisti, farebbero bene a tenerlo a mente, e in fretta.

La Marcia del Ritorno, 70 anni di verità negata.

Il 30 marzo è cominciata la cosiddetta “Marcia del Ritorno”: una manifestazione palestinese con l’intento di ottenere per i discendenti di coloro che hanno perso le loro case nel 1948, ora parte del territorio israeliano, il permesso di farvi ritorno.

Le proteste, che sembra debbano terminare entro 6 settimane dal loro inizio, ossia il 15 maggio (ricorrenza dell’occupazione sionista avvenuta nel ’48), hanno provocato diversi tumulti sulla linea di confine di Gaza, dove da diversi giorni avvengono scontri tra i manifestanti palestinesi, armati di fionde ed aquiloni, ed i soldati dell’esercito israeliano.

IMG-20180425-WA0047

Sono ben 40 le vittime palestinesi dall’inizio della Marcia del Ritorno (tra cui moltissimi giovani) e, come di consueto, in occidente la faccenda sembra non essere abbastanza rilevante. L’unico avvenimento che ha riscosso interesse e che ha avuto una diffusione virale sui social è stato l’aquilone lanciato sopra Israele riportante una svastica. Sebbene ogni giorno continuino a morire giovani palestinesi, l’unica faccenda sufficientemente interessante per chi non vive quel conflitto sembra essere un aquilone.

In generale, in occidente, il pensiero comune è che il conflitto arabo-israeliano si sia placato già diversi anni fa e che sostanzialmente i palestinesi si siano “fatti una ragione” dell’essere stati scacciati e derubati delle loro abitazioni e della loro terra. Ebbene, le cose non stanno così: da 70 anni a questa parte sono più di 5,34 milioni i rifugiati palestinesi in tutto il mondo, ancora oggi i palestinesi appendono fuori dalle loro case le vecchie chiavi di casa, quelle da dove sono stati bruscamente scacciati, come simbolo di speranza che un giorno possano farvi ritorno.

“Ci siamo svegliati un giorno per scoprire che le forze israeliane avevano preso d’assalto il nostro quartiere, costringendoci a lasciare le nostre case senza preavviso (https://www.tpi.it/2018/04/27/gaza-scontri-morti-palestinesi-protesta-marcia-del-ritorno/)”, racconta Fadila al-Ashi, un’anziana donna di 82 anni. Una di quelle 750mila persone costrette con la forza ad abbandonare le loro abitazioni.

I palestinesi chiedono un semplice diritto, che molti stentano a comprendere, quello di tornare a casa loro. I conflitti non termineranno sino a quando non avranno ottenuto ciò per cui combattono e ciò per cui ogni uomo è pronto a sacrificarsi. Questi combattenti non conoscono tregua dal 15 maggio del 1948, da generazioni si trovano su quella lingua di terra a combattere e morire in nome di una cosa sola: la libertà per il loro popolo. Non vi sarà pace fino a quando l’invasore straniero non sarà stato sconfitto.

Giù le mani dalla Siria.

Gli ultimi bombardamenti americani sul territorio siriano non sono che l’ultima di un’infinita serie di violazioni gravissime del diritto internazionale, non è accettabile che i “soliti noti” si arroghino il diritto di decidere le sorti di popoli e nazioni per il proprio squallido tornaconto economico.
Il Vostro imperialismo ci fa sempre più schifo, giù le mani dalla Siria.

31363278_1590218657772618_8375419826176262144_n

31378784_1590219967772487_6030161223482343424_n

31394373_1590220137772470_2279287960861933568_n

31403956_1590219764439174_7626066681495814144_n

“Hic manebimus optime!”

Da 16 anni, mai un passo indietro.

IMG_20180425_163140

Quale futuro per l’Italia?

A quasi due mesi dal 4 Marzo, fatidica data delle ultime elezioni politiche italiane, il nostro Paese si ritrova ancora sprovvisto di un Esecutivo incaricato e la situazione non accenna a migliorare: cerchiamo di capirci qualcosa.

1523557289696.jpg--matteo_salvini_infastidito_dallo_show_di_berlusconi_al_quirinale__la_dura_nota_della_lega

Come sappiamo il Movimento 5 Stelle pur essendo di gran lunga il partito più votato non ha neanche lontanamente i numeri per poter governare, e questo è un primo, se non il principale, problema: Luigi Di Maio è rapidamente passato dall’essere la personificazione degli ideali pentastellati (onestà, trasparenza, indipendenza, riassumendo sommariamente) ad una sua versione 2.0, molto più simile ai parrucconi della “vecchia politica” così avidamente attaccati alla loro poltrona. Per Di Maio l’approdo a Palazzo Chigi è un’occasione da non perdere per una moltitudine di motivi: intanto perché obiettivamente il salto di qualità da disoccupato a Presidente del Consiglio in meno di 5 anni è un qualcosa che ingolosirebbe chiunque, sul piano più pratico invece va segnalato che da regolamento interno dei grillini non si può essere eletti tra le fila del Movimento per più di due volte e con la legislatura corrente Di Maio è già alla sua seconda possibilità (che l’improvvisa voglia di vedere il mondo e passare più tempo con la famiglia esternata Di Battista come motivazione alla sua mancata candidatura sia stata una scelta politica più che lungimirante?).
A questo punto Di Maio, tappandosi il naso, si è trovato nella scomoda situazione di dover cercare ciò che è visto come la peste nera dai “votanti del blog”: degli alleati, e dove cercarli se non tra gli altri grandi vincitori delle politiche dello scorso Marzo? I nuovi leghisti erano (o sono?) agli occhi di Di Maio una possibilità che permetterebbe, almeno in parte, di salvare la faccia con il suo elettorato: comunanza di visione politica su determinati temi strategici (es: Euro zona, lavoro, tagli dei costi della politica), soggetti relativamente giovani o comunque non eccessivamente invischiati nelle scabrose vicende della seconda Repubblica e un certo populismo di fondo che li identifica come le forze di rottura con il passato. Un piano tutto sommato condivisibile nell’ottica dei 5 Stelle ma che vede un enorme ed ingombrante ostacolo: Silvio Berlusconi.

Forza Italia per la prima volta dalla sua nascita non è stato il primo partito della coalizione di centrodestra e questo ha relegato (almeno apparentemente) il Cavaliere ad una posizione di comprimario che proprio non gli si confà, ma che è costretto a recitare per scongiurare il vero dramma che si verificherebbe per Berlusconi in caso di immediate elezioni anticipate: sarebbe facile in uno scenario simile prevedere come l’elettorato di centrodestra si sposterebbe in massa sulla Lega che finirebbe per fagocitare Forza Italia.
Salvini da par suo non ha interesse a “tradire” una coalizione di fatto vincente (anche se inabile a governare), allo stesso tempo sarebbe tutt’altro che scontento da un nuovo ritorno alle urne ed inoltre vede come una possibilità anche l’ipotesi di un Governo a 5 Stelle, che difficilmente arriverebbe a fine legislatura e che vedrebbe nel suo partito la principale forza di opposizione, pronta a rilevare lo scettro alle prossime elezioni (magari con una nuova Legge elettorale che permetta a qualcuno di vincere). 7eb633f2ab3ab3e3d889fba198f473a4-28508-kERC-U111077848191uvD-1024x576@LaStampa.it
Anche in quest’ottica il leader leghista ha avuto vari incontri con i 5 Stelle, dimostrandosi più che disponibile ad una collaborazione e quasi rassicurandoli sull’improbabile passo indietro di Berlusconi, facendo fare la bocca a Di Maio alla possibilità di mettere le mani sui voti di Forza Italia senza l’onta di dover scendere a patti direttamente con Berlusconi salvo poi defilarsi ogni volta all’ultimo facendo risultare agli occhi dell’opinione pubblica Di Maio come unico responsabile dello stallo politico attuale.

Una volta tagliati i ponti con la coalizione di centrodestra a Di Maio non resterebbe che andare a cercare maggiore fortuna a sinistra, dove troverà un PD orfano di Matteo Renzi (questo per i 5 Stelle può essere un vantaggio) e che ancora si sta leccando le ferite dopo il disastro elettorale del 4 Marzo. In questo momento storico il partito del Nazareno necessita di una profonda rifondazione e dovrebbe ripartire dalle basi di una politica sempre più lontana dal “popolo” che storicamente ha rappresentato, allo stesso tempo rientrare al tavolo del Governo da un’insperata porta sul retro sarebbe una prospettiva troppo ghiotta per non essere presa in considerazione, specie se l’alternativa è di passare (almeno) cinque anni da opposizione totalmente ininfluente.

I risultati delle elezioni regionali del Molise non hanno fatto che ingarbugliare una situazione già di per sé complessa: alla conclamata disfatta del PD (cui non resta che sperare di non crollare del tutto nelle prossime elezioni regionali del Friuli Venezia Giulia) si è aggiunto il deciso calo di consensi del Movimento 5 Stelle, che si è comunque confermato di gran lunga il primo partito ma che ha visto calare quasi dell’11% i consensi in Molise rispetto al voto del 4 Marzo. Il tutto a vantaggio del centrodestra che ha visto eletto Presidente il candidato di Forza Italia Donato Toma, in un clima politico di campagna elettorale perpetua siamo certi che anche questa potrà essere una carta importante da giocare per Berlusconi nell’ottica di un nuovo Governo.

I vari turni di consultazioni presso il Presidente della Repubblica sono serviti solo ai giornali per stampare qualche numero in più ma si sono rivelati ovviamente inutili: a che serve salire al Quirinale a fare la figura dei bravi bambini che agiscono per ridare stabilità al Paese quando in realtà nella loro prospettiva politica conta solo il proprio orticello?

La legalizzazione delle droghe leggere

La legalizzazione delle droghe leggere negli ultimi anni si è rivelato un tema scottante e di particolare importanza per alcuni movimenti e partiti, soprattutto nell’ambiente di sinistra e centro sinistra.
È da circa due anni che è infatti in discussione alla Camera una proposta di Legge per la legalizzazione della cannabis, iniziativa firmata da 218 deputati di quasi tutti i partiti politici (compresi M5S e FI) ma che al momento si trova in una fase di stallo. SI-PUO-FARE-IMG

Nel mondo con il passare degli anni il consumo di questo specifico stupefacente si sta sempre di più liberalizzando: in California, lo stato più popoloso degli Stati Uniti, dal primo gennaio 2018 è legale il consumo di Marijuana a scopo ricreativo per tutti i cittadini maggiori di 21 anni dopo che nel 2016 la popolazione si è espressa a favore attraverso un referendum popolare. Negli USA gli altri stati che hanno legalizzato il consumo sono Colorado, Washington, Alaska, Oregon e distretto di Columbia, mentre in Europa e nel resto del mondo ci sono Olanda, Spagna, Uruguay, il Bangladesh ed una serie di altri paesi, fra cui l’Italia, in cui il consumo di THC (il principio attivo della Cannabis) è stato depenalizzato. Nonostante ciò il dibattito resta acceso: il 4 gennaio 2018 l’Ansa ha riportato che “Trump annullerà la politica dell’era Obama di scoraggiare i procuratori federali a perseguire reati legati alla marijuana negli stati che l’hanno legalizzata” (Ansa, 2018) e che il Tycoon abbia intenzione di iniziare una vera e propria guerra alla legalizzazione delle droghe leggere.

Secondo la nostra Legge, l’uso personale di marijuana non è un reato ma può comportare l’erogazione di alcune sanzioni quali la revoca del passaporto, della patente e del permesso di soggiorno. Ciò che invece è perseguita penalmente è la detenzione ai fini spaccio, elemento che si dimostra in base alla quantità di cui si è in possesso, le circostanze e il ritrovamento di apposita attrezzatura.
Il Rapporto europeo sulle droghe dell’Emcdda, afferma che il 31,9% degli italiani tra i 15 e i 64 anni ha provato almeno una volta nella vita la cannabis (Emcdda, 2017). L’Italia quindi si posizione al terzo posto tra i paesi consumatori di Marijuana, persino sopra l’Olanda dove l’uso è legale. È dunque evidente come il consumo di Marijuana (o Hashish) sia veramente esteso, anche considerato che sempre secondo lo stesso Rapporto dell’Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze, l’1% della popolazione europea è fumatrice abituale di canapa (Emcdda, 2017).

Ma se il consumo è così diffuso e se la vendita è illegale ciò significa che la distribuzione, almeno nei paesi dove è non è regolamentata, è gestita da organizzazioni criminali: può quindi lo Stato permettere che un mercato così grande sia gestito da criminali? Il fenomeno va a creare una serie di effetti negativi come l’aumento diffuso della criminalità, soggetti che per soddisfare le proprie dipendenze devono entrare in contatto con criminali, nessuna entrata nelle casse dello stato (inutile dire che lo spaccio è esente da tassazione), più spese per sicurezza, lotta alla criminalità e carceri, in ultimo la totale mancanza di controllo potrebbe comportare una scarsa qualità del prodotto che potrebbe causare problemi di salute per i consumatori. Inoltre in Colorado, il consumo di Marijuana in seguito alla legalizzazione è addirittura diminuito, come afferma un’indagine statistica del Dipartimento per La Salute Pubblica e l’Ambiente dello stato del Colorado (Health Kids Colorado Survey, 2015).

Piero David e Ferdinando Ofria, docenti dell’Università di Messina, hanno più specificamente analizzato i benefici di una ipotetica legalizzazione da un punto di vista economico:

1) L’Istat per l’anno 2011 calcola in 10,5 miliardi il nuovo Pil derivante dal traffico di stupefacenti.
2) I benefici indiretti li segnala l’ultima relazione della Direzione nazionale antimafia, nella quale si dichiara che se si vuole reprimere più efficacemente il traffico di droghe pesanti (eroina e cocaina) e ridurre contemporaneamente la liquidità delle organizzazioni criminali, va ipotizzata una regolamentazione delle droghe leggere.
3) Il terzo aspetto riguarda i vantaggi fiscali diretti della legalizzazione. Li possiamo stimare considerandoli come la somma di due componenti:
a) la riduzione di spesa sostenuta per l’applicazione della normativa proibizionista;
b) le imposte riscosse sulle vendite.

La spesa per la repressione, utilizzando i dati dell’anno 2011 (gli ultimi disponibili), è rappresentata dal costo dei detenuti per traffico di stupefacenti (il 37% del totale), stimabile in poco più di un miliardo di euro e dalle risorse impiegate per reprimere il fenomeno da parte di forze dell’ordine e magistratura.
L’economia potrebbe giovare dalla legalizzazione perché si tratterebbe semplicemente della regolarizzazione di un mercato che di fatto è già aperto, nel senso che chiunque può con facilità procurarsi una dose di questo tipo di stupefacenti.
Attraverso una regolamentazione più aperta quindi, non si andrebbe a stimolare il consumo, come dimostra il caso del Colorado, ma si permetterebbe solamente ai consumatori di poterlo fare legalmente.

Nonostante gli innegabili effetti positivi della legalizzazione bisogna guardare anche l’altra faccia della medaglia e riflettere anche su un altro tipo di conseguenze come quelle relative alla salute.
Gian Paolo Guelfi, psichiatra ed esperto in tossicodipendenze, elenca all’interno di “Gli aspetti clinici dell’abuso di Cannabis” (Guelfi) gli effetti che questa droga può avere sui suoi consumatori ed individua effetti acuti e cronici. Nella prima tipologia rientrano ansia, disforia, panico e paranoia (specialmente in “fumatori” non sperimentati), compromissione cognitiva (soprattutto a carico della memoria e dell’attenzione), aumento del rischio di sperimentare sintomi psicotici da parte di coloro che sono vulnerabili per questioni personali o familiari.
Tra gli effetti cronici si evidenziano quelli più probabili come malattie respiratorie associate all’abitudine di “fumare”, sviluppo di una sindrome da dipendenza da cannabis e quelli possibili come il rischio di alcuni tumori maligni e il declino delle capacità lavorative.
La National Academy of Sciences Engineering Medicine in uno dei più grandi studi sugli effetti della cannabis (“The National Academy of Sciences Engineering Medicine, 2017″) ha riportato circa cento conclusioni sull’efficacia medica di queste piante. Tra queste vi sono l’uso palliativo per la nausea e il vomito per i pazienti in cura chemioterapica e la riduzione del dolore e la diminuzione degli spasmi muscolari per i soggetti con sclerosi multipla. Anche in questo studio sono stati evidenziati gli effetti negativi del consumo come l’aumento del rischio di sviluppare schizofrenia, ansia e depressione e l’aumento di incidenti stradali ma secondo le evidenze di queste studio non c’è nessuna correlazione tra cancro e marijuana a meno che questa non venga fumata con tabacco.

benefici_cbd

Ciò che molti non sanno è che già dal 2006 la Cannabis è prescrivibile dai medici ed acquistabile in farmacia per “l’impiego nel dolore cronico e di quello associato a sclerosi multipla e a lesioni del midollo spinale; nella nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV” (Ministero della Salute, 2016) ed altri trattamenti.
Visto che l’uso medico è già permesso bisogna soffermarsi a riflettere sulla legalizzazione a scopo ricreativo e la domanda sorge spontanea: è giusto che lo Stato faccia diventare legale una sostanza con così tanti effetti negativi sulla salute dei suoi cittadini solamente per permettergli di “sballarsi”?
La nostra opinione è anche i più “ben visti” alcol e tabacco abbiano effetti devastanti sulla nostra salute e che il proibizionismo non funzioni, anzi, è stato dimostrato come negli stati in cui la marijuana è diventata legale, il consumo sia addirittura diminuito.
Sembra altresì una incoerenza e abbastanza esagerato che una persona debba rischiare delle conseguenze penali o amministrative per fumare uno spinello mentre si può liberamente bere alcolici fino ad ubriacarsi. Nonostante ciò sarebbe necessario che la massa di consumatori abituali si renda conto che fumare marijuana non è un diritto, loro come i partiti e movimenti che fanno di questa “battaglia” la loro unica ragione di esistere.
E’ fortemente sbagliato insegnare ai giovani che “lo sballo” sia un qualcosa di dovuto e un qualcosa per cui valga la pena lottare, inoltre molto spesso si giustifica la legalizzazione per fine ricreativo con evidenze mediche ma, come abbiamo visto, è possibile già dal 2006 prescrivere cannabinoli per alcune terapie.
In conclusione la nostra opinione è che la Cannabis e i suoi derivati dovrebbero essere legalizzati anche a scopo ricreativo sia i per i motivi economici che abbiamo trattato precedentemente e per la lotta alla criminalità sia per il fatto che il mercato di queste droghe è di fatto già aperto e queste sono facilmente acquistabili da chiunque. Lo Stato e la classe politica dovrebbero però far capire che queste droghe sono pericolose per la salute (le evidenze scientifiche parlano chiaro) e che fumare marijuana non debba essere né qualcosa di ordinario né una moda e che soprattutto non è un diritto. Ai giovani andrebbero offerte alternative ricreative coinvolgenti come lo sport ma anche una maggiore sensibilizzazione culturale e politica, si dovrebbe infine riflettere su quali siano i modelli e gli idoli degli adolescenti di questa generazione.

L’abuso di droghe infatti non è tanto un problema di legalizzazione o meno quanto un problema culturale che caratterizza sempre di più la nostra società e che dovrebbe essere risolto dall’intervento dello Stato non attraverso repressione e proibizionismo ma intervenendo sull’educazione dei giovani.

Bibliografia

Ansa. (2018, gennaio 2018). Trump, guerra a legalizzazione marijuana. Tratto da Ansa.it: http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/nordamerica/2018/01/04/trump-guerra-a-legalizzazione-marijuana_bbed9c41-acbf-4fd5-8f61-21ba398f5be5.html

David, P., & Ofria, F. (2015). Droghe leggere: la legalizzazione è un buon affare. Tratto da Lavoce.info: http://www.lavoce.info/archives/36435/droghe-leggere-la-legalizzazione-e-un-buon-affare/
Emcdda. (2017, giugno 6). Relazione europea sulla droga. Tratto da Emcdda Europa: http://www.emcdda.europa.eu/system/files/publications/4541/TDAT17001ITN.pdf

Guelfi, G. P. (s.d.). Aspetti clinici dell’abuso di Cannabis. Tratto da Dronet.org: http://www.dronet.org/lineeguida/ligu_pdf/cannabis.pdf

Health Kids Colorado Survey. (2015). Marijuana use among youth in Colorado. Tratto da Colorado.Gov: https://www.colorado.gov/pacific/sites/default/files/PF_Youth_MJ-Infographic-Digital.pdf

Ministero della Salute. (2016). Uso medico della cannabis. Tratto da salute.gov.it: http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=4587&area=sostanzeStupefacenti&menu=vuoto

The National Academy of Sciences Engineering Medicine . (2017). The Health Effects of Cannabis and Cannabinoids. Tratto da nationalacademies.org: http://www8.nationalacademies.org/onpinews/newsitem.aspx?RecordID=24625

Giù le mani dalla Siria

30715352_1577771855683965_6845703529340862464_n

Post precedenti «

» Post successivi