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Ossessione fascista

E’ di qualche giorno fa la polemica che ha infervorato utenti e lettori delle maggiori testate giornalistiche on line in merito all’articolo Why are so many fascist monuments standing in Italy?” a firma Ruth Ben-Ghiat, pubblicato da “The New Yorker” lo scorso 5 ottobre.
La studiosa americana, partendo dal gran numero di testimonianze artistiche risalenti al Ventennio ancora presenti nel nostro territorio, si pone la questione del perché queste vi siano e di come sono, o dovrebbero, essere valutate dagli italiani: l’autrice già in passato aveva affrontato la questione con il suo libro “La cultura fascista” e già allora aveva incontrato le critiche trasversali di studiosi e letterati nostrani che la accusavano di sciatteria e scarsa accuratezza.
La domanda che si pone in concreto Ben-Ghiat è chiarissima: fermo restando l’indiscutibile valore artistico di quei monumenti ed edifici, è normale che i cittadini non trovino nulla di strano nel trovarseli davanti? E’ normale che in quegli stessi edifici impiegati e dirigenti svolgano la loro attività lavorativa? Oppure tutto questo è sintomo di un sentimento sopito ma non estinto che gli italiani hanno in riferimento ad una determinata epoca storica e culturale?
In risposta alle numerose critiche ricevute la stessa autrice ha rilasciato una breve intervista al canale d’informazione on line “The Submarine” dove tenta di spiegare le ragioni del suo articolo rispetto soprattutto alla critica che le è stata mossa di più: il voler lasciar intendere che le testimonianze dell’epoca fascista in Italia debbano essere eliminate; vogliamo fidarci della buona fede di Ben-Ghiat in merito, ci rifiutiamo di credere che una storica e critica d’arte possa considerare un abominio simile, tuttavia non possiamo non notare alcune incongruenze espresse anche nell’intervista “riparatrice”.
La scrittrice infatti comincia dichiarando di non sentirsi nella posizione di poter dire cosa o cosa non fare agli italiani ma con il trascorrere dell’intervista si lascia andare a diversi pareri controversi: e allora gli affreschi del Foro Italico non sono consoni a un annuncio istituzionale , è di cattivo gusto che Fendi organizzi una Mostra dedicata al Genio Italico all’interno del Colosseo Quadrato all’Eur: “i monumenti fascisti sono sì belli, ma rimangono monumenti alla violenza, sono edifici insanguinati”.
Non resta che chiedersi quale sia l’uso migliore per questi monumenti, se è vero che non sarebbe auspicabile una damnatio memoriae il larga scala (come da modello tedesco) cosa suggerirebbe Ruth Ben-Ghiat? Lasciare le testimonianze del Fascismo abbandonate a loro stesse forse, lasciando al tempo e alle intemperie l’annoso compito di eliminarle; o forse si potrebbe renderle un po’ meno fasciste, magari cancellando qua e là qualche parolina di troppo e nascondendo qualche simbolo scomodo (nell’intervista l’autrice cita, ovviamente esprimendo il suo apprezzamento, la Presidente della Camera Laura Boldrini in merito alle sue folli dichiarazioni sulla rimozione della scritta “DVX” dall’Obelisco del Foro Italico). Potrebbe essere più risolutiva nel prossimo articolo, lo aspettiamo.
Verso la fine dell’intervista la storica arriva a sentire come sua una piaga dolente che da decenni affligge la nostra amata Repubblica: l’assenza di monumenti che celebrino l’antifascismo in relazione al gran numero di esempi e testimonianze che esaltano l’epoca fascista. Che dire? Scomodando un formula di Marzulliana memoria: “si faccia una domanda e si dia una risposta”, noi la nostra ce la siamo già data.
L’autrice, come i più smaliziati avranno intuito leggendo il suo articolo, parte dal discorso artistico per esprimere con il tipico atteggiamento made in USA le sue preoccupazioni e perplessità sulla presunta deriva destrorsa del Vecchio Continente; l’intento, per quanto trito e ritrito, sarebbe anche comprensibile: sono anni che sentiamo discorsi del genere e anche da voci più autorevoli e meglio inserite nel contesto europeo. Quelle che fanno tuttavia sorridere sono le motivazioni nelle quali Ben-Ghiat riscontra tale deriva, tornando indietro di un altro ventennio (che sia un’ossessione la sua?) si rifà addirittura all’avvento politico del primo Silvio Berlusconi (“con la sua linea politica pro Europa bianca e cristiana”) in combutta con ciò che restava del Movimento Sociale Italiano fino ad arrivare ai presunti fascio-populisti odierni: se questi sono i Fascisti di cui essere spaventati ci sentiamo di tranquillizzare Ben-Ghiat, dorma pure sonni tranquilli.

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