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Massimo Fini

Massimo Fini nasce a Cremeno, nella Provincia di Lecco, il 19 Novembre 1943, è un giornalista, scrittore e attivista italiano. massimo_fini_03

E’ stata una penna pungente e in costante controtendenza rispetto al pensiero comune, dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza comincia la sua attività giornalistica nell’ambiente socialista collaborando con quotidiani come l’“Avanti!” e “Il Giorno”, in tempi più recenti è stato editorialista de “L’indipendente”, de “Il Gazzettino” e de “Il Borghese” («Il Borghese. Imparate a disprezzare la democrazia con rispetto.»), fino a collaborare con “Il Fatto Quotidiano” sin dalla sua fondazione. Si schiera apertamente contro Berlusconi già da prima della sua ascesa in politica «O il calcio distruggerà Berlusconi o Berlusconi distruggerà il calcio (Europeo, 2/8/1986)» rendendosi inviso all’ambiente medio borghese e radical chic del giornalismo benpensante accusato da Fini di una presa di posizione colpevolmente tardiva, avvenuta quando ormai vi era la concreta possibilità della “Rivoluzione liberale” agognata dal Cavaliere.

In generale tutta la sua opera saggistica e giornalistica è costellata di idee e pensieri non allineati a partire con il suo primo saggio “La Ragione aveva torto?” in cui l’autore mette in discussione i vari capisaldi del mondo moderno occidentale quali industrialismo e globalizzazione («Il destino dell’Occidente sembra quello di essere condannato a capovolgere, in un doloroso contrappasso, la battuta che Goethe nel “Faust” mette in bocca a Mefistofele: “Io sono lo spirito che vuole eternamente il male ed opera eternamente il bene”. Il paradosso dell’Occidente è credersi il Bene, di volere eternamente il Bene e di operare eternamente, in una sorta di eterogenesi dei fini, il Male.»,proseguendo con altri come “Elogio della Guerra” e “Sudditi. Manifesto contro la Democrazia.” destinati a scatenare aspri dibattiti e critiche da parte di coloro che, troppo imbevuti dei dogmi imposti dall’attuale società, non possono capacitarsi dell’idea che la Guerra in quanto tale sia una degli elementi più naturali tra quelli operati dall’Uomo o che la democrazia diretta sia niente di meno che una dittatura camuffata. L’immagine di autore a tutto tondo gli è attribuita di diritto se si pensa alla sua opera di storico e biografo, confermandosi paladino delle cause perse (che a ben vedere perse non sono) Massimo Fini ha scritto opere su Nietzsche e sul Mullah Omar, mentre a “riscritto” le biografie di Catilina (Ritratto di un uomo in rivolta.”) e di Nerone (“Duemila anni di calunnie.”). In tutta la sua indagine storica dimostra di saper apprezzare il vigore e la forza delle idee senza soffermarsi su aspetti etici o morali che tanto sono cari all’intellighenzia nostrana («Vorrei essere un talebano, un kamikaze, un afghano, un boat people, un affamato del Darfur, un ebreo torturato dai suoi aguzzini, un bolscevico, un fascista, un nazista. Perché più dell’orrore mi fa orrore il nulla.»)

Nel 2005 Fini fonda “Movimento Zero” dopo aver pubblicato il “Manifesto dell’antimodernità”, il Movimento non si riconosce in alcuna corrente politica tradizionale e si presuppone come obbiettivo quello di portare avanti i punti del suddetto manifesto (http://www.massimofini.it/firma-il-manifesto), come prevedibile è stato additato di Fascismo dalla pubblica opinione e più di una volta è stato arbitrariamente privato della libertà di manifestazione del pensiero (caposaldo della stessa Costituzione della Repubblica alla quale gli stessi “additatori” tengono tanto.) Di recente Fini ha reso pubblica la sua malattia degenerativa agli occhi annunciando il ritiro dall’attività giornalistica e ribadendo la sua disponibilità a partecipare e dibattiti e conferenze.

Massimo Fini ha avuto il merito di andare oltre le barriere trite e ritrite dell’identità politica tradizionale, oltre gli schemi di Destra e Sinistra, il merito di comprendere come le idee non abbiano colori né bandiere. La sua immensa cultura e preparazione gli hanno permesso di scrivere opere che si presentano come colonne nella formazione di chi vuole andare oltre a una verità artefatta, costruita e inculcataci a partire dalla scuola elementare per tutta la vita. Per suo modo di essere non può essere apprezzato da un pubblico troppo vasto né dai molti dei suoi “colleghi” troppo asserviti al potente di turno per avere anche solo una briciola dell’onestà intellettuale di cui ha fatto la sua bandiera, nel corso della sua carriera ha toccato molti temi controversi senza mai scrivere banalità o abbandonarsi a stucchevoli luoghi comuni ovviamente ricevendo di rimando critiche e calunnie da parte di personaggi così ottusi da non saper riconoscere una delle penne migliori degli ultimi quarant’anni.

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