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L’Italia? Non è un paese per giovani

Viviamo senza alcun dubbio in uno dei paesi più gerontocratici del mondo. Uno dei pochi in cui seppur non si può parlare di scontro generazionale, i nostri giovani preferiscono un lento e silenzioso esodo verso l’estero più che altro, è chiaro che il tappo dei 60/50enni stia bloccando l’accesso ai tanti settori del lavoro, dalla libera professione al semplice ambito dipendente, proprio alla generazione a cavallo dei 30 anni.

Numeri che non ci stiamo certo inventando ma che sono di facile reperibilità incrociando gli ultimi dati Istat sugli effetti del Jobs Act e della legge Fornero. Emergono infatti dei parametri abbastanza preoccupanti perché se da un lato è chiaro che il provvedimento di Renzi abbia contribuito solo a precarizzare di più il già ballerino mercato del lavoro per i giovani, dall’altro proprio la Fornero aumenta sì l’occupazione, ma solo per gli ultra cinquantenni: dal 2015 ad oggi, anno di entrata in vigore del Jobs Act, gli occupati in più sono 850mila. Bene se non fosse che, come sottolinea Il Fatto Quotidiano, a fronte di un milione di neo occupati nati prima del ’68 la fascia tra i 35 e i 49 anni lascia sul piatto ben un milione di posti in meno.

Cifre che peggiorano a vista d’occhio se compariamo i valori odierni a quelli pre-crisi del 2008: in 10 anni gli occupati sono aumentati sì a 2,8 milioni, peccato che si tratti sempre di ultracinquantenni, mentre la fascia al di sotto dei fatidici anta sia calata di 2,7 milioni di unità. Vale a dire cioè che i centomila occupati di differenza rispetto al 2008 sono solo ultracinquantenni.

Potremmo continuare per un bel po’ snocciolando i dati governativi per smascherarli quasi subito. È chiaro infatti che, come del resto abbiamo già detto svariate volte, stampa e lacchè giochino ad una sorta di gioco delle tre carte indicando parametri decontestualizzati per rigirarseli come meglio preferiscono.

La realtà qui è un’altra e ben peggiore di quella che per mesi la narrazione, lo story stelling o tutto il resto ci ha raccontato: ci avviciniamo ad una periodo di precarizzazione estrema del lavoro sotto tutti i punti di vista, ne sono esempio le ultime politiche volte a smantellare completamente l’architrave di diritti soprattutto del lavoro dipendente. Con l’ovvia conseguenza che i pochi giovani destinati a restare in Italia, e non a scappare, dovranno accontentarsi di condizioni ben peggiori di quelle delle generazioni precedenti. Un esempio? Gli stage di oggi che hanno preso il posto di cococo e cocopro.

Quindi quando durante questa scellerata campagna elettorale sentirete promesse su promesse e altre menate fate un bel respiro e cercate di dividere le promesse di tutti dalla realtà. Il resto lo sapete.

Un nostro manifesto risalente a dicembre 2013, quando la disoccupazione era al 41%.

Un nostro manifesto risalente a dicembre 2013, quando la disoccupazione era al 41%.

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