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L’eterno ritorno della legge elettorale

Quando Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo usava le celebri parole del principe di Salina “bisogna che tutto cambi perché tutto resti uguale” per descrivere l’immobilismo culturale e politico della Sicilia, e per estensione dell’Italia post unitaria, non poteva certo immaginare di consegnare all’immortalità uno dei peggiori vizi di questo paese. E cioè il parlare senza trovare alcuna soluzione, il ciarlare senza voler nemmeno provare a risolvere il problema.

Ne è un esempio lampante tutto quello stantio dibattito sulla legge elettorale, coi partiti che rei di tutto questo tornano alla ribalta con l’ennesimo progetto da discutere e su cui accordarsi. Ecco dopo l’italicum, colpevolmente previsto da Renzi solo per la Camera dei deputati perché convinto di vincere il referendum costituzionale, l’idea di un sistema alla tedesca – ovviamente spurio – che dovrebbe essere la panacea a tutti i mali del paese. Premesso che ogni sistema elettorale dovrebbe essere difficilmente adattabile a contesti diversi, e per questo avrebbe bisogno almeno di modifiche specifiche che tengano conto della particolare situazione italiana, suona un po’ troppo ottimistico credere che vada bene qui da noi.

matteo renzi

Non è un caso se proprio in Germania sia stato inventato il termine Große Koalition (letteralmente Grande Coalizione), cioè un accordo tra i due maggiori partiti politici (La CDU della Merkel e l’SPD) per governare guarda caso insieme. Un po’ come succede in Europa dove socialisti e popolari si trovano a condividere lo stesso tetto o com’è successo da noi coi governi tecnici o i governi Letta – Renzi – Gentiloni che, pur piacendo tanto a Bruxelles, oltre a perorare politiche ottuse sbandierate come rivoluzionarie riescono solo a far crescere l’astensionismo.

Sono oramai 11 anni (era il 2006) che si parla continuamente, sino allo stufo, di questa dannata legge elettorale e se prima l’imperativo era quello di sostituire il porcellum, che tra le promesse di tutti fu poi cassato dalla Corte Costituzionale, ora è diventato quello di trovare in fretta e furia una soluzione in grado di soddisfare i partiti di maggioranza ed escluderne i più piccoli. Sia chiaro non che questo sia un problema, solo che parlando di legittimità bisognerebbe chiedersi quanta ne abbiano dopo quasi cinque anni forze politiche che hanno fatto e disfatto tutto per i propri interessi anziché per quelli del Paese. Ci parlano di priorità quando invece sanno bene che ce ne sono ben altre, come ad esempio la piaga del lavoro nonostante i tanti proclami del Jobs Act.

Renzi, che sta disperatamente tentando di rifarsi una verginità, si ricordi da quali elezioni non è mai passato e se proprio deve spacciarsi come il nuovo cambi almeno non solo argomenti ma anche metodi. Del resto come ci ha dimostrato ampiamente governare è un’altra cosa. Il resto sono chiacchiere vuote e meri slogan elettorali.

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