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La Marcia del Ritorno, 70 anni di verità negata.

Il 30 marzo è cominciata la cosiddetta “Marcia del Ritorno”: una manifestazione palestinese con l’intento di ottenere per i discendenti di coloro che hanno perso le loro case nel 1948, ora parte del territorio israeliano, il permesso di farvi ritorno.

Le proteste, che sembra debbano terminare entro 6 settimane dal loro inizio, ossia il 15 maggio (ricorrenza dell’occupazione sionista avvenuta nel ’48), hanno provocato diversi tumulti sulla linea di confine di Gaza, dove da diversi giorni avvengono scontri tra i manifestanti palestinesi, armati di fionde ed aquiloni, ed i soldati dell’esercito israeliano.

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Sono ben 40 le vittime palestinesi dall’inizio della Marcia del Ritorno (tra cui moltissimi giovani) e, come di consueto, in occidente la faccenda sembra non essere abbastanza rilevante. L’unico avvenimento che ha riscosso interesse e che ha avuto una diffusione virale sui social è stato l’aquilone lanciato sopra Israele riportante una svastica. Sebbene ogni giorno continuino a morire giovani palestinesi, l’unica faccenda sufficientemente interessante per chi non vive quel conflitto sembra essere un aquilone.

In generale, in occidente, il pensiero comune è che il conflitto arabo-israeliano si sia placato già diversi anni fa e che sostanzialmente i palestinesi si siano “fatti una ragione” dell’essere stati scacciati e derubati delle loro abitazioni e della loro terra. Ebbene, le cose non stanno così: da 70 anni a questa parte sono più di 5,34 milioni i rifugiati palestinesi in tutto il mondo, ancora oggi i palestinesi appendono fuori dalle loro case le vecchie chiavi di casa, quelle da dove sono stati bruscamente scacciati, come simbolo di speranza che un giorno possano farvi ritorno.

“Ci siamo svegliati un giorno per scoprire che le forze israeliane avevano preso d’assalto il nostro quartiere, costringendoci a lasciare le nostre case senza preavviso (https://www.tpi.it/2018/04/27/gaza-scontri-morti-palestinesi-protesta-marcia-del-ritorno/)”, racconta Fadila al-Ashi, un’anziana donna di 82 anni. Una di quelle 750mila persone costrette con la forza ad abbandonare le loro abitazioni.

I palestinesi chiedono un semplice diritto, che molti stentano a comprendere, quello di tornare a casa loro. I conflitti non termineranno sino a quando non avranno ottenuto ciò per cui combattono e ciò per cui ogni uomo è pronto a sacrificarsi. Questi combattenti non conoscono tregua dal 15 maggio del 1948, da generazioni si trovano su quella lingua di terra a combattere e morire in nome di una cosa sola: la libertà per il loro popolo. Non vi sarà pace fino a quando l’invasore straniero non sarà stato sconfitto.

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