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La legalizzazione delle droghe leggere

La legalizzazione delle droghe leggere negli ultimi anni si è rivelato un tema scottante e di particolare importanza per alcuni movimenti e partiti, soprattutto nell’ambiente di sinistra e centro sinistra.
È da circa due anni che è infatti in discussione alla Camera una proposta di Legge per la legalizzazione della cannabis, iniziativa firmata da 218 deputati di quasi tutti i partiti politici (compresi M5S e FI) ma che al momento si trova in una fase di stallo. SI-PUO-FARE-IMG

Nel mondo con il passare degli anni il consumo di questo specifico stupefacente si sta sempre di più liberalizzando: in California, lo stato più popoloso degli Stati Uniti, dal primo gennaio 2018 è legale il consumo di Marijuana a scopo ricreativo per tutti i cittadini maggiori di 21 anni dopo che nel 2016 la popolazione si è espressa a favore attraverso un referendum popolare. Negli USA gli altri stati che hanno legalizzato il consumo sono Colorado, Washington, Alaska, Oregon e distretto di Columbia, mentre in Europa e nel resto del mondo ci sono Olanda, Spagna, Uruguay, il Bangladesh ed una serie di altri paesi, fra cui l’Italia, in cui il consumo di THC (il principio attivo della Cannabis) è stato depenalizzato. Nonostante ciò il dibattito resta acceso: il 4 gennaio 2018 l’Ansa ha riportato che “Trump annullerà la politica dell’era Obama di scoraggiare i procuratori federali a perseguire reati legati alla marijuana negli stati che l’hanno legalizzata” (Ansa, 2018) e che il Tycoon abbia intenzione di iniziare una vera e propria guerra alla legalizzazione delle droghe leggere.

Secondo la nostra Legge, l’uso personale di marijuana non è un reato ma può comportare l’erogazione di alcune sanzioni quali la revoca del passaporto, della patente e del permesso di soggiorno. Ciò che invece è perseguita penalmente è la detenzione ai fini spaccio, elemento che si dimostra in base alla quantità di cui si è in possesso, le circostanze e il ritrovamento di apposita attrezzatura.
Il Rapporto europeo sulle droghe dell’Emcdda, afferma che il 31,9% degli italiani tra i 15 e i 64 anni ha provato almeno una volta nella vita la cannabis (Emcdda, 2017). L’Italia quindi si posizione al terzo posto tra i paesi consumatori di Marijuana, persino sopra l’Olanda dove l’uso è legale. È dunque evidente come il consumo di Marijuana (o Hashish) sia veramente esteso, anche considerato che sempre secondo lo stesso Rapporto dell’Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze, l’1% della popolazione europea è fumatrice abituale di canapa (Emcdda, 2017).

Ma se il consumo è così diffuso e se la vendita è illegale ciò significa che la distribuzione, almeno nei paesi dove è non è regolamentata, è gestita da organizzazioni criminali: può quindi lo Stato permettere che un mercato così grande sia gestito da criminali? Il fenomeno va a creare una serie di effetti negativi come l’aumento diffuso della criminalità, soggetti che per soddisfare le proprie dipendenze devono entrare in contatto con criminali, nessuna entrata nelle casse dello stato (inutile dire che lo spaccio è esente da tassazione), più spese per sicurezza, lotta alla criminalità e carceri, in ultimo la totale mancanza di controllo potrebbe comportare una scarsa qualità del prodotto che potrebbe causare problemi di salute per i consumatori. Inoltre in Colorado, il consumo di Marijuana in seguito alla legalizzazione è addirittura diminuito, come afferma un’indagine statistica del Dipartimento per La Salute Pubblica e l’Ambiente dello stato del Colorado (Health Kids Colorado Survey, 2015).

Piero David e Ferdinando Ofria, docenti dell’Università di Messina, hanno più specificamente analizzato i benefici di una ipotetica legalizzazione da un punto di vista economico:

1) L’Istat per l’anno 2011 calcola in 10,5 miliardi il nuovo Pil derivante dal traffico di stupefacenti.
2) I benefici indiretti li segnala l’ultima relazione della Direzione nazionale antimafia, nella quale si dichiara che se si vuole reprimere più efficacemente il traffico di droghe pesanti (eroina e cocaina) e ridurre contemporaneamente la liquidità delle organizzazioni criminali, va ipotizzata una regolamentazione delle droghe leggere.
3) Il terzo aspetto riguarda i vantaggi fiscali diretti della legalizzazione. Li possiamo stimare considerandoli come la somma di due componenti:
a) la riduzione di spesa sostenuta per l’applicazione della normativa proibizionista;
b) le imposte riscosse sulle vendite.

La spesa per la repressione, utilizzando i dati dell’anno 2011 (gli ultimi disponibili), è rappresentata dal costo dei detenuti per traffico di stupefacenti (il 37% del totale), stimabile in poco più di un miliardo di euro e dalle risorse impiegate per reprimere il fenomeno da parte di forze dell’ordine e magistratura.
L’economia potrebbe giovare dalla legalizzazione perché si tratterebbe semplicemente della regolarizzazione di un mercato che di fatto è già aperto, nel senso che chiunque può con facilità procurarsi una dose di questo tipo di stupefacenti.
Attraverso una regolamentazione più aperta quindi, non si andrebbe a stimolare il consumo, come dimostra il caso del Colorado, ma si permetterebbe solamente ai consumatori di poterlo fare legalmente.

Nonostante gli innegabili effetti positivi della legalizzazione bisogna guardare anche l’altra faccia della medaglia e riflettere anche su un altro tipo di conseguenze come quelle relative alla salute.
Gian Paolo Guelfi, psichiatra ed esperto in tossicodipendenze, elenca all’interno di “Gli aspetti clinici dell’abuso di Cannabis” (Guelfi) gli effetti che questa droga può avere sui suoi consumatori ed individua effetti acuti e cronici. Nella prima tipologia rientrano ansia, disforia, panico e paranoia (specialmente in “fumatori” non sperimentati), compromissione cognitiva (soprattutto a carico della memoria e dell’attenzione), aumento del rischio di sperimentare sintomi psicotici da parte di coloro che sono vulnerabili per questioni personali o familiari.
Tra gli effetti cronici si evidenziano quelli più probabili come malattie respiratorie associate all’abitudine di “fumare”, sviluppo di una sindrome da dipendenza da cannabis e quelli possibili come il rischio di alcuni tumori maligni e il declino delle capacità lavorative.
La National Academy of Sciences Engineering Medicine in uno dei più grandi studi sugli effetti della cannabis (“The National Academy of Sciences Engineering Medicine, 2017″) ha riportato circa cento conclusioni sull’efficacia medica di queste piante. Tra queste vi sono l’uso palliativo per la nausea e il vomito per i pazienti in cura chemioterapica e la riduzione del dolore e la diminuzione degli spasmi muscolari per i soggetti con sclerosi multipla. Anche in questo studio sono stati evidenziati gli effetti negativi del consumo come l’aumento del rischio di sviluppare schizofrenia, ansia e depressione e l’aumento di incidenti stradali ma secondo le evidenze di queste studio non c’è nessuna correlazione tra cancro e marijuana a meno che questa non venga fumata con tabacco.

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Ciò che molti non sanno è che già dal 2006 la Cannabis è prescrivibile dai medici ed acquistabile in farmacia per “l’impiego nel dolore cronico e di quello associato a sclerosi multipla e a lesioni del midollo spinale; nella nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV” (Ministero della Salute, 2016) ed altri trattamenti.
Visto che l’uso medico è già permesso bisogna soffermarsi a riflettere sulla legalizzazione a scopo ricreativo e la domanda sorge spontanea: è giusto che lo Stato faccia diventare legale una sostanza con così tanti effetti negativi sulla salute dei suoi cittadini solamente per permettergli di “sballarsi”?
La nostra opinione è anche i più “ben visti” alcol e tabacco abbiano effetti devastanti sulla nostra salute e che il proibizionismo non funzioni, anzi, è stato dimostrato come negli stati in cui la marijuana è diventata legale, il consumo sia addirittura diminuito.
Sembra altresì una incoerenza e abbastanza esagerato che una persona debba rischiare delle conseguenze penali o amministrative per fumare uno spinello mentre si può liberamente bere alcolici fino ad ubriacarsi. Nonostante ciò sarebbe necessario che la massa di consumatori abituali si renda conto che fumare marijuana non è un diritto, loro come i partiti e movimenti che fanno di questa “battaglia” la loro unica ragione di esistere.
E’ fortemente sbagliato insegnare ai giovani che “lo sballo” sia un qualcosa di dovuto e un qualcosa per cui valga la pena lottare, inoltre molto spesso si giustifica la legalizzazione per fine ricreativo con evidenze mediche ma, come abbiamo visto, è possibile già dal 2006 prescrivere cannabinoli per alcune terapie.
In conclusione la nostra opinione è che la Cannabis e i suoi derivati dovrebbero essere legalizzati anche a scopo ricreativo sia i per i motivi economici che abbiamo trattato precedentemente e per la lotta alla criminalità sia per il fatto che il mercato di queste droghe è di fatto già aperto e queste sono facilmente acquistabili da chiunque. Lo Stato e la classe politica dovrebbero però far capire che queste droghe sono pericolose per la salute (le evidenze scientifiche parlano chiaro) e che fumare marijuana non debba essere né qualcosa di ordinario né una moda e che soprattutto non è un diritto. Ai giovani andrebbero offerte alternative ricreative coinvolgenti come lo sport ma anche una maggiore sensibilizzazione culturale e politica, si dovrebbe infine riflettere su quali siano i modelli e gli idoli degli adolescenti di questa generazione.

L’abuso di droghe infatti non è tanto un problema di legalizzazione o meno quanto un problema culturale che caratterizza sempre di più la nostra società e che dovrebbe essere risolto dall’intervento dello Stato non attraverso repressione e proibizionismo ma intervenendo sull’educazione dei giovani.

Bibliografia

Ansa. (2018, gennaio 2018). Trump, guerra a legalizzazione marijuana. Tratto da Ansa.it: http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/nordamerica/2018/01/04/trump-guerra-a-legalizzazione-marijuana_bbed9c41-acbf-4fd5-8f61-21ba398f5be5.html

David, P., & Ofria, F. (2015). Droghe leggere: la legalizzazione è un buon affare. Tratto da Lavoce.info: http://www.lavoce.info/archives/36435/droghe-leggere-la-legalizzazione-e-un-buon-affare/
Emcdda. (2017, giugno 6). Relazione europea sulla droga. Tratto da Emcdda Europa: http://www.emcdda.europa.eu/system/files/publications/4541/TDAT17001ITN.pdf

Guelfi, G. P. (s.d.). Aspetti clinici dell’abuso di Cannabis. Tratto da Dronet.org: http://www.dronet.org/lineeguida/ligu_pdf/cannabis.pdf

Health Kids Colorado Survey. (2015). Marijuana use among youth in Colorado. Tratto da Colorado.Gov: https://www.colorado.gov/pacific/sites/default/files/PF_Youth_MJ-Infographic-Digital.pdf

Ministero della Salute. (2016). Uso medico della cannabis. Tratto da salute.gov.it: http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=4587&area=sostanzeStupefacenti&menu=vuoto

The National Academy of Sciences Engineering Medicine . (2017). The Health Effects of Cannabis and Cannabinoids. Tratto da nationalacademies.org: http://www8.nationalacademies.org/onpinews/newsitem.aspx?RecordID=24625

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