«

»

La decima vittima

Titolo originale: La decima vittima
Paese: Italia, Francia
Anno: 1965
Genere: Fantascienza
Regia: Elio Petri
Attori: Marcello Mastoianni, Ursula Andress

In un’ ipotetica “società del duemila” dove l’ omicidio è stato legalizzato tramite l’istituzione di una “Grande caccia”, cui chiunque può partecipare, cercando di compiere dieci assassinii, cinque da “vittima” e cinque da “cacciatore”, Petri, ispirato da un racconto di Robert Sheckley, mette in scena le vicende della “vittima” Marcello (Mastoianni) e della “cacciatrice” Caroline (Ursula Andress).

la-decima-vittima

Mescolando citazioni, riutilizzo e parodia di situazioni e personaggi tipici della commedia all’italiana, della fantascienza distopica e persino del western, il regista propone, tramite un’accattivante e gradevole narrazione una lucida e feroce critica alla nostra società. All’alba della “rivoluzione culturale” Petri, pur ideologicamente “di sinistra”, aveva già compreso come nel mondo sia l’archetipo borghese, sia quello “sovversivo” stessero più o meno consapevolmente plasmando un mondo sterile, dominato dal capitalismo selvaggio e dai mass-media. Un mondo ricco di orpelli superficiali ma dove la soppressione di ogni reale rapporto umano avrebbe creato generazioni ciniche e grigie, incapaci di amare, di coltivare veri rapporti familiari o di amicizia, contraddistinte solo da una svogliata, ma non per questo meno ossessiva, volontà di guadagno. In un tale mondo uomini e donne sono ormai ridotti a beni di consumo facilmente sostituibili e disposti a uccidersi gli uni con gli altri per qualche soldo e per provare lo sbiadito sentimento di una vera emozione.

Molto interessante e innovativa l’idea della legalizzazione dell’omicidio come valvola di sfogo per “incanalare” e di conseguenza controllare le pulsioni violente dell’uomo. Infatti in quegli stessi anni molti registi (uno su tutti: Kubrick) osservavano come la società moderna si stesse spingendo dove nessun altro sistema socio-politico, nemmeno quelli oggi considerati più totalitari, si era mai spinto: stravolgere la natura stessa dell’essere umano, renderlo completamente buono, annullando qualsiasi istintualità considerata negativa. Peccato che alla “violenza” naturale dell’uomo, oggi negata con notevoli danni all’individuo, si sostituisca quella più ipocrita, sottile e celata, ma infinitamente più pericolosa del potere. Un mondo, insomma, dove sembrano non esserci più crimini, ma non è considerato criminale uccidere per rendere più spettacolare la pubblicità di un the.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


5 + = dodici