«

»

Il vizio oscuro dell’Occidente. Manifesto dell’antimodernità

Massimo Fini scrive questo breve saggio, sulla scia emozionale degli attentati dell’undici settembre 2001. L’autore prova a spiegare la causa logica di tale avvenimento: la situazione geopolitica attuale, in cui vi è un’unica superpotenza inattaccabile direttamente e frontalmente, gli Stati Uniti, comporta che questa superpotenza sia vulnerabile non tramite azioni belliche tradizionalmente intese ma soltanto con atti di terrorismo. Il terrorismo non è soltanto la logica conseguenza di tale squilibrio di forze, ma anche del modo di pensare profondamente diffuso in Occidente secondo il quale la nostra è una civiltà superiore: noi siamo i “buoni” e abbiamo il dovere di esportare la democrazia per creare “il migliore dei mondi possibili”.

Fini sostiene che questo pensiero nasconda il desiderio della omologazione dell’ “altro da sé” che deve adeguarsi al modello egemone, cioè quello che l’Occidente ritiene come “il Bene”. Tale modo di agire non è che la prosecuzione del colonialismo ottocentesco sotto altre vesti, il colonialismo globale postmoderno ha, come il fenomeno precedente, fondamentalmente basi economiche. Bisogna sì produrre, ma bisogna anche smerciare, e i mercati del terzo mondo sono molto appetibili perché ancora vergini rispetto a quelli occidentali, ormai in parte assuefatti. Ecco perché, a fronte della omologazione totale dei costumi, della cultura e dei bisogni, gli abitanti del Terzo Mondo si aggrappano all’unico valore che rimane loro, la religione, e per reazione tendono ad esasperarla in senso integralista e fondamentalista.Massimo_Fini

Altra reazione all’invasione invisibile del mercato è il fenomeno dell’emigrazione, tale fenomeno viene però osteggiato dall’Occidente che accetta la libera circolazione delle merci e dei capitali ma non delle persone che si sposterebbero nel senso opposto, creando “disagi” al mondo civilizzato.

Massimo Fini non si serve soltanto di concetti astratti, ma anche di esempi concreti e documentati, oltre che parlare dell’esempio più eclatante di “civilizzazione forzata”, costituito dall’Iraq, si fa riferimento alle condizioni di Afghanistan e Kosovo. In quest’ultimo caso, ad esempio, la NATO, autoproclamatasi forza di polizia internazionale, agì militarmente senza l’avallo dell’ONU, violando il principio della intangibilità della sovranità nazionale e il divieto di ingerenza militare negli affari interni di uno Stato sovrano, Stato nel quale Milosevic aveva vinto due elezioni in un paese dov’era presente un’opposizione con relativa stampa di opposizione. Questo stato continuo di guerra è descritto da Massimo Fini come “modello paranoico”, esso consiste nella frustrazione di dover necessariamente vivere nel “migliore dei mondi possibili” inteso come modello astratto ma senza l’effettiva serenità. Fini suppone che alla base di ciò vi siano alcuni errori psicologici refusi dell’ideologia illuminista che hanno alla lunga avuto gravi conseguenze. Il primo è aver proclamato il diritto all’uguaglianza senza poterla realmente garantire: in una società di potenziali uguali diventa insopportabile l’idea che qualcuno abbia più di me o stia meglio di me, da qui la corsa al consumo senza fine di beni-simbolo. Un altro errore è costituito dalla proclamazione del “diritto alla felicità“, che rende l’uomo schiavo di una costante ricerca di essa, senza saper neppure definire cosa sia la “felicità“: tale condizione comporta insoddisfazione nell’uomo-consumatore paranoico e nel produttore che ha bisogno di sempre più uomini-consumatori.

Lo stile dell’opera è incisivo e chiaro, non lascia spazio a ambiguità essendo assente (come sempre per questo autore) la volontà di fare proselitismi e di convincere a tutti i costi il lettore di detenere la verità assoluta; quello di Massimo Fini, emarginato della “intellighenzia” nostrana, è un pensiero che sicuramente colpisce e scuote, che distrugge i luoghi comuni e le “verità” alle quali ci vogliono abituare quotidianamente tramite programmi di informazione, tutti egualmente pilotati.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


uno + = 5