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Il Futuro? Una legislatura buttata ed altri anni di instabilità politica

Cinque anni, una legislatura buttata, l’indice della disoccupazione crescente, un paese di caste gerontocratiche ed un sistema politico completamente in crisi. Non c’è che dire, sei anni dopo la crisi del debito sovrano che a colpi di Spread portò al governo Monti condannandoci e quindi ad un futuro di instabilità politica ed istituzionale gli artefici di quel capolavoro, giustificato in nome dell’Europa, possono ritenersi soddisfatti.

Nessuna legislatura può ritenersi infatti buttata come questa visto che conti alla mano i pochi provvedimenti presi dal Parlamento, sempre e comunque cooptato dalle ingerenze e dai pruriti del governo (leggasi decreti), quando non sono stati inutili (la discussione sul ddl Fiano ad esempio) sono stati invece deleteri (vedi il Jobs Act).

grasso salvini renzi meloni berlusconi di maio politiche elezioni marzo 2018

Il fallimento della riforma costituzionale del resto ne è la riprova (qui il nostro approfondimento), non solo perché riforme di tale portata non nascevano da nessuna legittimazione politica, e quindi per assurdo come una forzatura tutta europea, ma soprattutto perché hanno contribuito a frazionare ancora di più un Paese che, come il nostro, risulta già ingestibile di suo per ragioni geografiche prima che politiche.

Ora con l’aiuto di una legge elettorale in grado di fare peggio del celebre porcellum (sic!) si corre il rischio per la prossima legislatura di un nuovo governo di larghe intese con la convergenza di PD e Forza Italia con tutte le pessime conseguenze che abbiamo avuto modo di vedere tra il 2013 ed il 2015. Tante, anzi tantissime, sono le priorità che servirebbero all’Italia e l’agenda non può certo limitarsi a quella rosa di leggi ideologiche lasciate discutere al Parlamento giusto per illuderlo di avere ancora una sua centralità svuotata, di fatto, di ogni significato. E qui ci riferiamo ai vari Ius Soli, Ius Cutlurae e a tutte le altre amenità del genere utili più alla dialettica parlamentare che ad altro.

È chiaro che il risultato che uscirà fuori dalle prossime politiche sarà quello di una instabilità preannunciata. Sperare che il Paese possa riuscire a sopravvivere ad altri cinque anni vuoti, fatti di slogan e molto poco è invece una scommessa a perdere. E chi sta ai vertici dovrebbe iniziare a farci i conti prima che sia troppo tardi.

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