«

»

Il colpevole silenzio di fronte a chi vuole smembrare la Libia

Stando a quanto riporta Il Foglio in Libia le tre potenze responsabili del caos in cui è piombata starebbero preparando da mesi il terreno per un intervento militare contro lo Stato Islamico. Daniele Ranieri, l’autore del pezzo, parla di forze speciali americane, francesi ed inglesi presenti in basi militari dislocate in varie zone del paese.

I francesi sarebbero nell’aeroporto di Brak al Shati, 500 km a sud di Tripoli ed in pieno Fezzan, dove Parigi ha chiari interessi economici primo fra tutti quello delle miniere di Uranio. Gli americani invece nella base aerea di al Wattiyah, vicino al confine tunisino, e gli inglesi nel golfo di Bumba, presso Derna, nell’est del paese.

Ufficialmente, come abbiamo detto, la presenza di questi corpi di élite è giustificata in previsione di un futuro intervento militare contro le milizie locali di al Baghdadi sotto la solerte guida italiana. Ma questa è una panzana talmente grande che riuscire a crederci risulta quasi impossibile.

Cartina della Libia da google maps. Le tre stelle indicano le zone in cui sono dislocate forze speciali.Ad occidente di Tripoli e quindi vicino alla Tunisia ci sarebbero gli americani.Ad Est di Bengasi nel golfo di Bomba gli inglesi.Ed infine nel Sud presso  Brak i francesi.Curioso notare come i tre paesi occidentali si siano spartiti il paese in tre come ai tempi in cui era nostra colonia: Washington nella Tripolitana, Londra nella Cirenaica e Parigi nel Fezzan.

Cartina della Libia da google maps (clicca per ingrandire). Le tre stelle indicano le zone in cui sono dislocate le forze speciali.
Ad occidente di Tripoli e quindi vicino alla Tunisia ci sarebbero gli americani.
Ad Est di Bengasi nel golfo di Bomba gli inglesi.
Ed infine nel Sud presso Brak i francesi.
Curioso notare come l’occidente si sia spartito il paese in tre come ai tempi in cui era nostra colonia: Washington nella Tripolitana, Londra nella Cirenaica e Parigi nel Fezzan.

È evidente che Parigi, Washington e Londra hanno come unico obiettivo quello di dividere la Libia in tre zone distinte di influenza per motivi economici, come nel caso lampante dei nostri cugini transalpini, o comunque salvaguardare i propri interessi. Non stiamo parlando di fanta politica ma della realtà dei fatti che ben si sposa con il vile attacco imperialistico – contro tutto il diritto internazionale – del marzo del 2011.

Se così non fosse tutte le parti in gioco, dove ahinoi manca l’Italia, nonostante i tanti proclami trionfalistici di Renzi e Gentiloni, lavorerebbero alla luce del sole per aiutare il nascituro governo di unità nazionale nato dall’accordo tra Tobruk e Tripoli.

L’Italia si fa dettare ancora oggi la politica estera da chi non è la soluzione ma la causa del problema. Oggi, come avrebbe dovuto fare allora, il governo deve puntare i piedi per pretendere chiarezza da parte dei “nostri” alleati e salvaguardare i nostri legittimi interessi. Se Berlusconi ed i suoi parlamentari nel marzo del 2011 sbagliarono, perché di fronte alle pressioni servili di Napolitano non si dimisero, Renzi oggi rischia di replicare uno dei peggiori episodi della nostra storia dal dopoguerra ad oggi. Prima di farci coinvolgere e – soprattutto – di dare la disponibilità del nostro territorio e delle nostre basi deve esigere trasparenza e rispetto e, forse è il caso di dirlo, anche un passo indietro di Francia e Gran Bretagna perché non si può pensare di pacificare una realtà, colpevolmente destabilizzata come quella libica, con altre bombe.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


tre + = 11