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Fredde ombre di guerra

“In segno di solidarietà con Regno Unito e in coordinamento con partner Europei e alleati NATO…” è stata la frase di Federica Mogherini che ha preceduto l’espulsione congiunta dei molti diplomatici russi dalle proprie sedi.
Il resto semplice cronaca. La sensazione però è che i membri NATO abbiano agito con sufficienza e con poca lucidità in questa vicenda. Se da un lato è vero che la contromossa più plausibile del Cremlino possa essere un quasi innocuo occhio per occhio nei confronti dei diplomatici europei e americani in territorio russo, e di questo la NATO pare aver tenuto conto, non è da escludersi con certezza una ritorsione più problematica.

Il nucleo centrale di questa snervante partita a scacchi è che la vera potenza di uno Stato si misura sul suo grado di indipendenza e autosostentamento a livello energetico.
L’energia muove un paese con la sua economia e una sufficiente autonomia energetica svincola un produttore da rapporti politico/economici che potrebbero diventare opprimenti unilateralmente.
La NATO non sembra aver fatto conti approfonditi su un aspetto così delicato. O meglio, non tutta la NATO. Perché se da un lato gli Stati Uniti sono fortemente tutelati in questo senso, lo stesso non può dirsi per gli Stati Europei, tra i più grandi importatori di fonti energetiche primarie.

 trump putin

Principale esportatore è sicuramente la Russia (l’azienda Gazprom è totalmente pubblica) che mediante la fitta rete europea di gasdotti e oleodotti rifornisce quotidianamente tutta l’Europa di gas naturale, petrolio e altri idrocarburi necessari per la produzione di energia elettrica. L’altra faccia della medaglia è che l’economia russa è inevitabilmente influenzata da queste esportazioni, mantenendo però una certa posizione privilegiata all’interno dei delicati trattati commerciali vigenti.

Se l’epilogo di questa situazione destabilizzante fosse quello peggiore, avremmo un’Unione Europea completamente inerme di fronte allo strapotere dei due eterni antagonisti, quest’ultima, già così fragile nelle fondamenta, potrebbe esplodere definitivamente schiacciata dalle sue stesse insensate operazioni in ambito internazionale.
A questo punto ci si potrebbe chiedere il movente che ha portato ad una scelta così estrema e insensata da parte dell’UE, quale sia il vero ruolo della Gran Bretagna in questa partita, senza contare il concreto sospetto che la causa scatenante abbia un colpevole certo (si guardi ad Occidente), e soprattutto quali siano i reali intenti degli Stati Uniti che da questa situazione ne trarrebbero il maggior vantaggio.

Tutte risposte che probabilmente non avremo mai. O magari fin troppo presto.

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