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Focus: “La Buona Scuola”

Venerdì 9 luglio il disegno di legge sulla riforma scolastica del Governo Renzi, la così detta “Buona Scuola”, ha incassato l’approvazione finale della Camera ed è pronto a diventare Legge. Così questo progetto, nato dietro la promessa di ascoltare gli studenti ma concepito dietro le porte blindate delle “stanze del potere”, portato avanti a colpi di compromessi e fiducie in Parlamento è stato approvato a luglio, nel silenzio quasi totale dei mezzi di informazione e quando gli studenti, godendosi il meritato riposo estivo, difficilmente si concentrano sugli avvenimenti relativi al mondo dell’istruzione. (In)degna conclusione di questa grande farsa che agli studenti non pensa e che gli studenti non rappresenta, nonostante tutte le rassicurazioni del caso del Governo.

Ma se non viene dagli studenti e se li tocca solo negativamente a causa dei peggioramenti che genererà al sistema scolastico, in che cosa sarebbe “Buona” questa Scuola? buona scuola renzi pd paese istruzione legge riformaIl testo approvato è piuttosto diverso da quello presentato ad inizio anno, ha infatti subito diverse modifiche in seguito all’acceso dibattito parlamentare che ha portato ad alcuni emendamenti. Ripercorriamone allora i tratti fondamentali come oggi appaiono, e cerchiamo di capire perché questa riforma dell’istruzione non è quella di cui il paese avrebbe avuto bisogno: il cardine su cui ruota l’intera riforma si basa sull’assunzione degli insegnati precari. Si era parlato di assumere entro il 2018 tutti i professori senza cattedra (circa 150mila) salvo poi dilatare i tempi visto il gran numero degli interessati, in ogni caso con la fiducia concessa ad un discusso maxi-emendamento di fine giugno, il Governo ha blindato l’assunzione di un terzo del numero totale in due anni. Questa manovra ha una duplice funzione: una politica per permettere all’attuale Governo di attirarsi le simpatie elettorali di coloro che saranno assunti e l’altra finanziaria nel creare lavoro per migliaia di persone e dare una mano alla ricrescita dell’economia reale, comprensibile la prima, lodevole la seconda.

Il problema rispetto alle assunzioni, cariche dunque anche di qualche carattere positivo, sta nel fatto che da un giorno all’altro entrerebbero nelle classi professori anche molto bassi nelle loro graduatorie la cui reale preparazione non è affatto nota. Un altro punto saliente delle legge al quale ribadiamo la nostra opposizione è quello che vede lo strapotere assegnato ai presidi i quali avranno la facoltà di sottrarre ai docenti la piena libertà di insegnamento nel nome dell’ “efficienza”, meccanismo tipico della “Scuola Azienda” del modello anglosassone. L’ultimo punto a nostro avviso tragico della riforma è ovviamente relativo all’assenza di nuovi fondi per l’istruzione pubblica (al contrario sono previsti ulteriori tagli) quando assisteremo a vari sgravi fiscali per le scuole paritarie tanto care agli alleati centristi del Governo.

Insomma questa riforma, presentata come quella che avrebbe dato voce ai giovani, si è confermata l’ennesima opera grossolana della vigente gerontocrazia post-democristiana al potere: continua a trattare gli alunni come oggetto e non come soggetto del sistema scolastico, a fare della Scuola luogo di manovre volte a cercare consensi o a risparmiare denaro e non come quello dove si formano le persone e le generazioni che erediteranno questo non-Paese. Tuttavia la grande mobilitazione sindacale (se la Buona Scuola ha compiuto un miracolo è stato quello di riunire le grandi sigle italiane che da tempo percorrevano strade diverse), la difficoltà ed il ritardo con cui è stata approvata la riforma e la ferma opposizione degli studenti, dimostrano come i giochi del Governo siano ormai claudicanti e mal sopportati e già prevediamo un nuovo “autunno caldo” che ovviamente ci vedrà ancora schierati al fianco degli studenti e della scuola, fino alla vittoria!

#lascuolaèdichilavive

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