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Fight Club

Titolo: Fight Club
Paese: USA
Anno: 1999
Genere: Drammatico
Regia: David Fincher

“Da nessun’altra parte ti sentivi vivo come lì. Ma il Fight Club esiste solo nelle ore tra l’inizio del Fight Club e la fine del Fight Club. Anche potendo dire a uno che aveva fatto un bel combattimento non avrei parlato con lo stesso uomo. Chi eri nel Fight Club non corrispondeva a chi eri nel resto del mondo.”

Fight Club è un film del 1999 girato dal regista statunitense David Fincher ripreso dal soggetto dell’omonimo romanzo di Chuck Palahniuk.
La trama ruota attorno a un uomo di cui non viene mai fatto il nome, questi è totalmente assuefatto dalla realtà che lo circonda e conduce una vita monotona e ripetitiva. Nella parte iniziale del film viene esasperata la sua condizione insistendo sulle frustrazioni cui è soggetto l’impiegato: insonne, sconvolto dal fuso orario e attaccato morbosamente ai pochi beni materiali di cui dispone. Casualmente l’uomo scopre di trovare conforto nel frequentare gruppi di ascolto frequentati da malati terminali ed è proprio in uno di questi che incontra Marla Singer, una ragazza che come lui finge di essere malata e dalla cui follia il soggetto è immediatamente attratto seppur con una certa reticenza.

Durante uno dei numerosi spostamenti aerei l’uomo fa la sua conoscenza con Tyler Durden, un eccentrico venditore di saponette e cosmetici, tornato a casa e preso atto che la sua casa è andata distrutta in un’esplosione, per disperazione si rivolge proprio a Tyler che lo ospita nella sua fatiscente abitazione. Fight Club (1999)<br />
Edward Norton and Brad Pitt<br />
(Screengrab)
Rapidamente tra i due si instaura un rapporto quasi morboso ed entrambi danno vita al “Fight Club”, un punto di ritrovo per uomini comuni disposti a picchiarsi vicendevolmente per sfogare le frustrazioni della vita che conducono, rapidamente il circolo diviene molto numeroso e Tyler prende in mano la situazione: facendo leva sul sentimento di rivalsa degli adepti del Fight Club crea un’organizzazione terroristica che ha come obbiettivo il Progetto Mayhem: un tentativo di soverchiare l’ordine precostituito e il modello occidentale di società.
Inizialmente il protagonista segue le operazioni tenendosene ai margini seppur cominciando a nutrire qualche perplessità dopo le prime azioni del Progetto, perplessità che coincidono con la misteriosa scomparsa di Tyler il quale però ha lasciato precisi ordini agli adepti che lavorano senza sosta per la realizzazione del piano. Progressivamente l’uomo si rende conto dell’inesistenza di Tyler Durden: egli non è che una proiezione dei suoi pensieri, un fantasma creato dalla sua mente come meccanismo di autodifesa contro il piattume in cui versava prima della sua apparizione.

Il film è una aperta critica alla società attuale e all’alienazione che questa suscita nell’uomo medio: il protagonista (del quale non a caso non viene specificato il nome, lasciando intendere che potrebbe essere ciascuno di noi) è il prototipo del prodotto occidentale, è impiegato in una società di assicurazioni, vive ogni giorno esattamente uguale al precedente, cerca conforto nei pochi agi che si può permettere ed è schiacciato dalla realtà che lo circonda tanto da sconvolgere i suoi ritmi biofisici.
Arrivato al limite della sopportazione prima cerca riparo in un ambiente malato, frequentato da soggetti così vicini alla morte da permettergli di non pensare alla sua condizione, una volta che anche questo espediente viene reso vano dalla presenza di Marla, il soggetto cerca nell’unico luogo che gli è rimasto: la sua stessa psiche.
Tyler Duden è l’antitesi del protagonista, è tutto ciò che non ha potuto o non ha avuto il coraggio di essere: la sua follia, la sua morbosa voglia di agire, il suo carisma, la sua determinazione nel realizzare un progetto superiore sono elementi sopiti nella società attuale.

Il film scorre in maniera rapida e avvincente, per dare una costante sensazione di immedesimazione nei panni del protagonista le consapevolezze e le scoperte che fa l’uomo vanno di pari passo con quelle dello spettatore. Fight Club è il manifesto del pensiero di chi combatte contro la realtà che è intorno a sé, di chi non si arrende ai dogmi e agli usi di una società ormai marcia che vive sulla disperazione e sull’appiattimento dei suoi consociati, è una feroce condanna al consumismo e all’ostentazione, è una lucida dimostrazione di come un manipolo compatto e organizzato possa effettivamente cambiare le cose.

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