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El Libertador

Simón Bolívar (Caracas, 24 luglio 1783 – Santa Marta, 17 dicembre 1830), detto anche “El hombre de America” o più semplicemente “El Libertador”, fu un politico e militare Sud americano. libertador bolivar venezuela grande colombia ferragosto creoli patriottismo chavez maduro

Alla fine del XVIII Secolo l’America Meridionale e quella Centrale erano ancora soggette al dominio coloniale spagnolo (eccezion fatta per il Brasile portoghese) e versavano in condizioni economiche e politiche disperate. Tutte le ricchezze di quelle terre così floride venivano infatti sistematicamente esportate a prezzi ridicoli nella madrepatria mentre la stragrande maggioranza della popolazione (indios, schiavi neri d’origine africana e meticci) lavorava in condizioni disumane nelle miniere e nelle piantagioni, priva d’ogni tipo di prospettiva e di rappresentanza politica. L’unica eccezione era costituita dai Creoli, cioè dai bianchi d’origine europea che però abitavano ormai da generazioni il Nuovo Mondo e che erano in alcuni casi proprietari di grandi appezzamenti di terra. Tuttavia anche l’aristocrazia bianca era stanca della dominazione Spagnola: sia perché insofferente verso i vincoli che il legame con la madrepatria poneva ai loro commerci, sia perché i secoli vissuti oltre oceano aveva dato loro una nuova identità politica e sociale. La volontà di riscatto delle masse contadine, il desiderio di libertà economica dei creoli e l’orgoglio patrio comune a entrambi i gruppi furono le principali direttrici che diedero vita, agli inizi dell’800, alla lotta d’indipendenza anti-spagnola, non a caso mentre nel Vecchio Continente la Rivoluzione Francese e le sue conseguenze dimostravano che qualsiasi ordine costituito era sovvertibile e propagavano nuove idee di libertà e patriottismo.

Questo il contesto in cui si mosse, da protagonista indiscusso, Simón Bolívar. Creolo e di famiglia facoltosa, si innamorò fin da giovane degli ideali rivoluzionari, che conobbe grazie a un primo viaggio in Europa, e della sua terra, di cui già vagheggiava la liberazione e l’Indipendenza. Dopo un’insurrezione fallita del 1807, la prima vera occasione d’indipendenza dei paesi latino americani si ebbe con la conquista napoleonica della Spagna. In quel periodo infatti il potere venne retto da alcune Giunte praticamente autonome e quando la sconfitta di Napoleone sembrò comportare un ritorno alla precedente situazione, nel volgere di pochi anni sia il Messico sia il Venezuela (1811) preferirono dichiarare l’Indipendenza e la guerra alla Spagna. Fu l’inizio di una lotta lunga e travagliata che, con vari alti e bassi per i rivoluzionari, portò in meno di venti anni all’indipendenza di quasi tutte le colonie. Bolívar, prima capo dell’esercito ribelle, poi, dopo la morte di Francisco Miranda, Presidente del Venezuela, ottenne diversi successi militari che portarono alla liberazione dello stesso Venezuela oltre che degli attuali territori di Colombia, Ecuador, Panama e Bolivia, che El Libertador riunì sotto il nome di Grande Colombia (1820). Infine le truppe della nuova nazione, congiunte a quelle argentine di Josè San Martin (spagnolo di nascita passato al partito ribelle), completarono la disfatta iberica liberando il Perù. La Grande Colombia e gli altri paesi neonati si riunirono allora in una Confederazione Sud Americana della quale Bolívar fu eletto presidente. Purtroppo le divisioni interne e le rivalità personali tra i generali rivoluzionari portarono ben presto allo scomporsi di questo gigante dai piedi d’argilla: Bolivar venne costretto a dare le dimissione e, disilluso e malato di tubercolosi, optò per l’esilio volontario in Europa. Venne poi richiamato in patria ma, prima che potesse tornarvi, la malattia lo stroncò definitivamente alla fine del 1830.

Le principali linee politiche dell’azione di Bolívar furono la volontà di liberare la sua Patria dalla dominazione straniera, una notevole attenzione alla situazione degli strati inferiori della popolazione (soprattutto dei braccianti indigeni e neri) che si tradusse in numerose azioni filantropiche e nell’applicazione di una maggiore giustizia sociale. El Libertador si schierò apertamente contro la schiavitù, che fu infatti subito abolita nei paesi della Grande Colombia (quasi cinquanta anni prima che negli Stati Uniti), e fu un convinto panamericanista, non aspirando ad un’unione Sud Americana improntata sul modello a stelle e strisce e con limitati poteri centrali ma ad un’unione forte, con un ben più ampio spettro di poteri al Presidente e un approccio proto-socialista e proto-“statalista” in ambito economico, avendo compreso perfettamente che quello era l’unico modo di resistere alle ingerenze straniere e alle spinte centrifughe dei potenti locali. Anche se in vita Bolívar è riuscito a completare il suo progetto politico solo a metà, con il disfacimento della Confederazione Sud Americana e della Grande Colombia immediatamente successivo alla liberazione, egli è indiscutibilmente una figura fondamentale per la storia dell’America Latina e le sue idee, ovviamente attualizzate, hanno ancora ampio spazio nell’azione governativa di molti paesi latino americani. Ad esempio l’ex presidente venezuelano Hugo Chávez (Leggi il nostro pezzo) e del suo successore Nicolás Maduro, con la loro attenzione alle tematiche sociali, il tentativo di creare un industria locale senza più affidare la gestione delle risorse locali a multinazionali straniere e la volontà di saldare i rapporti politici fra i paesi Sud Americani in un’ottica anti-imperialista e anti-statunitense altro non sono che la continuazione nel nostro secolo del disegno de El Liberador.

Noi, dal canto nostro, nella netta opposizione a ogni forma d’imperialismo vecchio e nuovo, vogliamo ricordare questo campione e questo iniziatore della Libertà nazionale ed auspicare che anche l’Italia, culturalmente colonia ormai da settant’anni ed adesso costretta in ginocchio da disposizioni economiche imposte dal di fuori, sappia darsi quanto prima un Libertador.

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