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Dalla gauche a Renzi, dove il futuro è solo una fotocopia sbiadita

Se oggi dovessimo scegliere un numero rappresentativo per Matteo Renzi sarebbe senza ombra di dubbio il 40. Questa la percentuale di voti presi alle europee del ’14, e su cui poi si modellò il premio di maggioranza dell’Italicum ancora oggi in vigore, così come i sì al referendum costituzionale dello scorso dicembre. E ancora il livello di disoccupazione giovanile raggiunto ieri, 40,1% nonostante i proclami del Jobs Act,o l’età che sino ad un paio di anni fa accomunava la maggior parte degli enfants prodiges del Partito Socialista Europeo oggi silurati dalla realtà dei fatti.

Ora di quello story telling che dipingeva Renzi, Manuel Valls e Pedro Sanchez come il futuro dell’Unione Europea e panacea di tutti i mali rimane ben poco. Perché come abbiamo sempre detto, ed i dati sul lavoro ce lo confermano, non c’è migliore opposizione ad una narrazione politica inesistente, come quella che siamo dovuti sorbire per quasi tre anni, della realtà.

renzi valls sanchez

Da sinistra, il tedesco Achim Post, l’olandese Diederik Samson, lo spagnolo Pedro Sanchez, Matteo Renzi e Manuel Valls ex primo ministro francese alla festa dell’Unità nel settembre 2014. Oggi tutti ai margini, o in grande difficoltà, nella vita politica dei loro paesi.

La svolta buona, la buona scuola, e tutti gli altri slogan sono stati sconfitti da dati impietosi, tanto nudi quanto crudi. L’Italia dipinta da Renzi, sognata dalla Boschi e da altri non esiste e non sono certo i gufi a dirlo. Ci dovevano traghettare verso il futuro ma ci stanno riportando indietro a più di quarant’anni. Dovevano svecchiare la politica ed invece ci troviamo in una gigantesca democrazia cristiana, annacquata quanto basta di vetero comunismo, in congresso permanente sulla pelle di tutti noi.

E non che nel resto d’Europa vada meglio, dove basta vedere la Francia e la sua attuale situazione politica per capire il capolavoro di un Partito Socialista talmente stupido ed imbelle da rischiare di consegnare la guida di tutta la gauche a Emmanuel Macron. Segno di una sinistra europea, in questo coerente, sempre più ancorata ai capitali che a tutto il resto.

Il futuro prima o poi torna, ha scritto Renzi o chi gli prepara le bozze per annunciare un nuovo ritorno, ma con quello che abbiamo visto finora, e che appartiene alla grigissima prima repubblica, possiamo benissimo farne a meno.

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