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Dal populismo alla realpolitik, torniamo coi piedi per terra per favore

Questi populisti e i loro tentativi di governare fanno una paura incredibile stando a vedere la levata di scudi che stampa e istituzioni europee hanno fatto in queste ultime ore.

Eppure dovrebbe essere abbastanza chiaro che, qualora il tentativo dovesse andare in porto, come da italica tradizione i vari contratti di governo, così come gli accordi tra partiti o altro, difficilmente vedrebbero la luce se non autorizzati dal placet di qualche cancelleria europea o trans atlantica.

Che l’Italia sia infatti una democrazia dalla sovranità difettosa o limitata non è un mistero per nessuno visto che in nome del parlamentarismo vengano fatte passare delle porcate incredibili, con forzature o vere violenze costituzionali, salvo poi richiamarsi ai principi della Carta quando ci sia da tranquillizzare l’Europa, i “partner”, gli alleati e tutto il resto.

Fa speme vedere come in vari pezzi usciti in queste ore (Francesco Bei su La Stampa) si rispolveri un costituzionalismo d’accatto, e molto fazioso, per richiamarsi ad un pericolo di tenuta democratica con un superamento della costituzione materiale del Paese. Spieghiamo in breve: la costituzione formale sarebbe quella in vigore del 1948, mentre quella materiale l’insieme della prassi usata da una determinata classe dirigente in un determinato periodo storico (non parole nostre ma del costituzionalista Costantino Mortati). È chiaro quindi che, come tutto, sia suscettibile di qualsivoglia evoluzione purché sempre nei limiti della Costituzione propriamente detta.

++ M5S, ok incontro Salvini, non legittimiamo Berlusconi ++

Adombrare il solito rischio democratico dalle colonne di giornali che il più delle volte si sono dimostrati conniventi con un certo sistema di potere (i vari golpe bianchi tipo Monti) o che hanno fatto assurgere a organi costituzionali la direzione del Partito Democratico, un’assemblea di privati che ha sfiduciato il governo Letta senza passare dalle Camere o che ha superato la normale dialettica parlamentare, fa abbastanza ridere. Diciamocelo.

Bisognerebbe tornare un minimo coi piedi per terra e parlare di realpolitik: con un Di Maio oramai fiero atlantista ed un Salvini di lotta che nasconde la Lega di governo, per intenderci quella di Veneto – Liguria – Lombardia e anche Friuli, quali smottamenti potrebbero mai esserci? Una fuga dalla NATO o dall’Europa? Siamo seri, per favore. Basta l’esperienza greca di Tsipras a dimostrare la realtà dei fatti.

Ai vari Riotta, che riescono a sbagliare in diretta televisiva addirittura il primo articolo della Carta, consigliamo di parlare di cose che conoscono o, quantomeno, di non spaventare l’elettorato piccolo borghese agitando spauracchi di questo tipo. Sempre che non vogliano apparire più populisti dei populisti.

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