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Bobby Sands MP

Robert Gerard Sands, al secolo Bobby Sands, nasce in un quartiere a nord di Belfast il 9 Marzo 1954. Nel corso della sua relativamente breve vita è stato un poeta, uno scrittore, un rivoluzionario e uno dei martiri che diedero la loro vita nella guerra civile per la scissione dell’Irlanda del Nord dal Regno Unito.
Sin dalla fine degli anni ’60 vi era stato un inasprimento del secolare conflitto culturale tra Cattolici e Protestanti in quella zona dell’Isola irlandese (qui per approfondire) e la Belfast in cui cresce Sands, appartenente a una famiglia cattolica, è una vera e propria polveriera sul punto di esplodere: le manifestazioni pacifiche per l’ottenimento di diritti civili e politici per i cattolici venivano sistematicamente sedate nel sangue dalle milizie unioniste con il benestare di Londra e di sua maestà.

Nel 1972 a causa di ripetute intimidazioni e attacchi vandalici di vario genere la famiglia Sands fu costretta a trasferirsi a Twinbrook, quartiere a sud-ovest di Belfast che vedeva una netta maggioranza cattolica, qui il diciottenne Robert conclude gli studi ed è costretto ad abbandonare la sua occupazione di capocantiere, si avvicina a questo punto all’attivismo politico aderendo alla “Brigata Belfast” della Provisional IRA, la fazione più “interventista” separatasi dall’Irish Republican Army accusando il Movimento di non difendere a sufficienza la Capitale nord-irlandese dalle angherie britanniche.
Dopo pochi mesi viene però arrestato per detenzione di armi da fuoco e condannato una prima volta nel ’72 e poi di nuovo nel ’76 e nel ’77 senza avere diritto ad un equo processo, come in uso in quel periodo per i prigionieri riconosciuti come terroristi. I periodi di reclusione erano per i Rivoluzionari cattolici ben più duri del conflitto vero e proprio: si hanno testimonianze di torture operate dalle guardie carcerarie contro i detenuti, spesso costretti a passare le notti nudi all’aperto o al digiuno prolungato. Nell’Ottobre del 1977 Sands viene trasferito nel tristemente noto carcere di Long Kesh dove nei cosidetti “H-Blocks” vennero rinchiusi un gran numero di prigionieri repubblicani che già da alcuni mesi stavano conducendo la blanket protest (“protesta delle lenzuola”) rifiutandosi di indossare le divise carcerarie di uno Stato che non riconoscevano in seguito alla mancata concessione dello status di prigionieri politici, alla quale seguì la dirty protest (letteralmente “protesta sporca”) in virtù della quale i detenuti cospargevano con i loro stessi escrementi le pareti delle celle, conseguenza dei brutali pestaggi cui erano sottoposti ogni qualvolta uscivano per svuotare i loro buglioli.

Durante la reclusione a Long Kesh Sands scrisse diversi brevi saggi e componimenti poetici che riuscì a far uscire dal carcere riducendo la carta su cui aveva scritto in minuscoli pezzi poi occultati sotto le unghie o sul palato. Nel 1980 i detenuti intrapresero il primo di una serie di scioperi della fame volti a sensibilazzere l’opinione pubblica in merito alle condizioni disumane cui erano sottoposti i carcerati che si interruppe solo dopo le rassicurazioni dell’allora Primo Ministro britannico Margaret Thatcher: non avendo ravvisato migliorie nei trattamenti Sands, nel frattempo divenuto Official Commander dell’IRA, insieme ad altri prese parte ad un nuovo sciopero.
Dopo pochi mesi Robert viene eletto come deputato del parlamento britannico (Member of Parliament) non tra le file del Sinn Féin (il maggiore partito indipendentista dell’epoca) ma come candidato dell’Anti H-Blocks/Armagh Political Prisoner (Armagh era il corrispettivo femminile di Long Kesh), ovviamente nel giro di poco tempo il Governo modificò la Legge elettorale sancendo l’impossibilità per i detenuti di partecipare alle elezioni.
Tre settimane più tardi, il 5 maggio 1981, Bobby Sands morì dopo 66 giorni di sciopero della fame, la notizia della sua morte fece rapidamente il giro del mondo e toccò profondamente l’opinione pubblica. Nelle ore immediatamente successive al decesso scoppiarono violenti scontri nelle maggiori città nord-irlandesi, l’IRA vide le sue file ingrossarsi ulteriormente e ricevere sempre più consensi e aiuti internazionali più o meno leciti che le permisero nel corso degli anni se non la vittoria quantomeno di ottenere una tregua dignitosa con l’Accordo del Venerdì Santo e più avanti con l’affermazione del Partito repubblicano e indipendentista Sinn Féin.

La figura di Bobby Sands resta nell’immaginario collettivo l’icona dell’animo rivoluzionario, un caposaldo nella formazione di chiunque continui a combattere nel nome di un ideale. Un ragazzo che appena maggiorenne è stato disposto a lasciarsi tutto alle spalle per dedicarsi anima e corpo a una vita di sofferenze e dolore in nome di un’Idea è da tenere presente come punto di riferimento per le generazioni future, generazioni che hanno la fortuna di vivere in una situazione sociopolitica decisamente più serena e che quindi ha l’obbligo morale di lottare per migliorare la realtà che lo circonda, onorando il ricordo di chi come Sands e altri per lo stesso motivo hanno dato la vita.

“Ero soltanto un ragazzo della working class proveniente da un ghetto nazionalista, ma è la repressione che crea lo spirito rivoluzionario della libertà. Io non mi fermerò fino a quando non realizzerò la liberazione del mio paese, fino a che l’Irlanda non diventerà una, sovrana, indipendente, repubblica socialista”.

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