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Alternanza Scuola-Lavoro, facciamo chiarezza.

Molti sapranno che con la Legge n. 107 del luglio 2015 (nell’ambito dunque delle Leggi legate al famigerato progetto “Buona Scuola”) è stata resa obbligatoria l’alternanza scuola-lavoro, ma chi non l’ha provata sa davvero di cosa si tratta? Probabilmente no. Questo perché informare adeguatamente giovani e studenti non va particolarmente di moda negli ultimi tempi, figuriamoci consultarli. In sostanza a partire dal terzo fino all’ultimo anno delle scuole superiori di secondo grado (licei e istituti tecnici) gli studenti dovranno svolgere per un congruo numero di ore (dalle 200 alle 400 a seconda dei casi) attività “formative” che variano dall’apprendistato in un’azienda, all’ipotesi dell’“azienda simulata”, passando per laboratori teatrali e artistici. Tutto questo è e sarà reso possibile grazie ad apposite convezioni stipulate con imprese, industrie, associazioni di artigiani e commercianti, ma anche ad esempio con diversi laboratori universitari che sono disposti a ospitare lo studente per il periodo dell’apprendimento, previa registrazione sul neonato Registro nazionale per l’alternanza scuola-lavoro istituito presso le Camere di Commercio.

Fin qui tutto bene direte voi, ed effettivamente non si può che lodare l’idea alla base di questa novità destinata a rivoluzionare le vite di milioni di studenti: in Italia il rapporto e il passaggio dalla sfera scolastica al mondo del lavoro hanno sempre costituito una questione annosa e apparentemente senza soluzione, questo a causa di un sistema in cui si è sempre preposto il “sapere” ridondante e teorico a un “saper fare” più utile e meglio spendibile nella vita reale. Ben venga quindi il tentativo di svecchiare la scuola e di fornire agli studenti delle esperienze più pratiche e concrete offrendo la possibilità di creare fin dall’età scolastica rapporti con aziende nelle quali si potrebbe trovare impiego in futuro. Ciononostante, celati dietro un’apparente realtà idilliaca, vi sono alcuni aspetti della Legge che non solo suscitano a un osservatore più attento seri dubbi ma che potrebbero addirittura portare a “bocciare” l’alternanza scuola-lavoro targata Renzi, o quantomeno a “rimandarla” finché alcuni suoi difetti non saranno corretti:

• Sono troppe le ore obbligatorie e troppo diverse e troppo confuse le attività considerabili come alternanza scuola-lavoro. Secondo un sondaggio compiuto da Skuola.net, intervistando più di 2000 ragazzi in tutta Italia è infatti emerso che oltre la metà di questi aveva svolto le ore di alternanza all’interno del proprio istituto! Se sono i presidi a decidere quali attività svolgeranno le singole classi, in base alle attività disponibili nelle vicinanze, è chiaro che alcune scuole “privilegiate” (quelle con presidi in gamba, vicini a varie aziende disponibili etc.) potranno eseguire percorsi interessanti, mentre altre saranno costrette far svolgere agli studenti attività poco utili e stimolanti pur di raggiungere il numero previsto di ore.

• Un altro problema che si lega all’eccesso di attività considerate valide ai fini dell’alternanza è quella dei diritti sindacali degli studenti: se è ovvio che uno studente che esegue uno stage o un praticantato non debba essere retribuito, ciò non può valere ad esempio per un ragazzo che abbia lavorato 400 ore in un’azienda agricola… E’ poi inammissibile che i ragazzi potrebbero trovarsi costretti a svolgere queste attività durante le vacanze estive pur di raggiungere l’altissimo numero di ore previste.

• Infine è inaccettabile che una Legge che in tre anni cambierà la vita di 15 milioni di ragazze e ragazzi in tutto il Paese sia stata approvata ed applicata nel silenzio quasi totale da parte del Governo e dei media, rifiutando quindi un potenzialmente utile confronto con gli studenti che sicuramente su tutto questo avrebbero avuto da dire la loro. Non ci sono dubbi che se il Governo avesse ascoltato gli studenti ci troveremmo a commentare un disegno di Legge assai migliore

#lascuolaèdichilavive

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